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Allenare la costanza giorno dopo giorno, ecco come ci sono riuscita

    costanza

    Ci sono cose che sembrano piccole all’inizio, eppure finiscono per cambiare il modo in cui viviamo e donarci ciò che cercavamo da una vita: la costanza.

    Era iniziato tutto come un gioco, a caso, così tanto per, ed è diventato un bagliore di luce e speranza.

    Ma partiamo dall’inizio…

    Credo che la costanza sia stata, e in parte sia tutt’ora, uno dei miei punti deboli. Mi bastava un non nulla per lasciare da parte mesi di allenamenti, dieta e qualunque altra cosa che si possa classificare come attività benefica o potenzialmente tale.

    In passato mi sono data una routine più volte, ho sperimentato la disciplina (anche in questo caso rappresentata da un tasto dolente per me), ho sperimentato più volte cosa significa impegnarsi con tutta me stessa per raggiungere un obbiettivo. Poi, quasi inevitabilmente, quando iniziavo a vedere dei risultati concreti, finiva che accantonavo il tutto. Non saprei dire bene perché io lo facessi, forse come forma di autosabotaggio o forse perché credevo di non meritare davvero il “premio” dopo il mio impegno. Perché, in fondo, parliamoci chiaro: si potrebbe sempre fare meglio, e lo sappiamo.

    Nella mia vita forse solo un paio di volte ho l’assoluta certezza che davvero, con ogni fibra e cellula del mio corpo, sono sicura al 1000 per 1000 che più di così non avrei potuto fare. Diversamente, questa sicurezza io non l’ho mai avuta e sono molto più che consapevole che spesso me la raccontavo, per convincermi che avevo dato tutto, ma così non era e nel profondo lo sapevo benissimo.

    Confusione totale, costanza zero

    Vedevo persone che conoscevo e non, raggiungere risultati ai miei occhi incredibili. Per fare un esempio, un mio amico in circa 2 mesi fu in grado di perdere quasi 40 chili e io in 2 anni di allenamenti non ero stata in grado di perderne nemmeno uno. Evitiamo di argomentare il fatto se sia giusto perdere così tanto peso in così poco tempo o sul perché io non perdessi peso ecc. Direi che non siamo qui per questo, almeno non io.

    Il punto non era nemmeno il paragone con gli altri (forse giusto un po’ in tutta onestà), solo la consapevolezza che non mi ci dedicavo abbastanza e non ne comprendevo la ragione. Mi sembrava di volere davvero ciò per cui dicevo di impegnarmi, allora perché non stava funzionando? Perché non mi impegnavo abbastanza per raggiungere i miei obbiettivi? Erano tutt’al più cose davvero semplici e fattibili, che milioni di persone potrebbero tranquillamente fare e che io non riuscivo a fare per più di brevi periodi.

    Il senso di colpa che ne derivava era estenuante, la confusione totale. Non capivo dove fosse il problema, perché non riuscissi a proseguire nei miei obbiettivi, sapevo solo che mi mancava qualcosa.

    Poi sono arrivati i 5 tibetani

    Quando ho iniziato, sette anni fa, non avevo alcuna aspettativa legata ad alcun che. Mi ero iscritta a un corso pomeridiano tenuto dalla mia maestra di yoga quasi per caso. Normalmente in quel periodo di sabato lavoravo, ma non quel giorno e così ero andata al centro e avevo preso parte a questa splendida lezione.

    Volevo solo muovere il corpo, sentire un po’ di energia scorrere, sentirmi bene. Per chi non lo sapesse, qui può trovare une descrizione di cosa sono i 5 tibetani.

    Non immaginavo che quei gesti, così semplici e ripetitivi, mi avrebbero insegnato una delle lezioni più grandi: la costanza.

    All’inizio era facile, con il passare dei giorni invece, diventava difficile. C’era la tentazione di saltare, di rimandare, perché oggi ho poco tempo, devo andare a lavorare, mi sono svegliata tardi. Ma ogni volta che mi costringevo a stendere il tappetino, succedeva qualcosa di invisibile ma potente.

    Non era solo il corpo a muoversi, era la mia mente che si allenava. Giorno dopo giorno, ripetizione dopo ripetizione, ho iniziato a sentire una forza nuova: la determinazione.

    È importante sapere che i 5 tibetani sono una sequenza di movimenti che parte da tre ripetizioni ciascuna e aumenta di 2 fino ad arrivare a 21 ripetizioni totali per ogni sequenza di movimento.

    Quindi si parte da 3, 5, 7, 9, 11, 13, 15, 17, 19 e 21.

    Normalmente si aumenta ogni giorno o magari ogni settimana.

    Essendo io una persona che punta in fretta al risultato (altro motivo che mi ha sempre frenato e sabotato), questa volta avevo deciso che avrei fatto le cose diversamente.

    Così, ogni anno, il giorno in cui cade il capodanno cinese, io aumento la ripetizione.

    Si, una sola volta all’anno.

    Così facendo, per chiudere il cerchio di ripetizioni, anziché metterci 10 giorni, o 10 settimane, o addirittura 10 mesi, ci avrei messo ben 10 anni.

    La costanza ha iniziato a farmi visita

    A dirlo ora mi sembra impossibile, eppure sono già passati 7 anni, quasi 8 in effetti. Sono attualmente alla ripetizione numero 15 e tra qualche mese passerò alla numero 17.

    La partica dei 5 tibetani sono divenuti uno specchio: mi mostra quanto sono disciplinata, quando ho pazienza, quando sto lottando con la mia stessa resistenza. Perché anche se sono passati 7 anni, non è ancora sempre facile. Ancora oggi a volte sono stanca, ho davvero poco tempo e magari ho la testa altrove, ma la riporto lì, dove voglio che stia. Del resto, la crescita non è mai lineare e il cambiamento arriva spesso in punta di piedi, silenzioso, in quei piccoli gesti quotidiani che nessuno vede.

    Sette anni di pratica mi hanno insegnato che la costanza e la determinazione non sono qualcosa che possiedi o non possiedi. Sono come un muscolo: si allenano, si rafforzano, e a volte si stancano. E va bene così, perché nessuno mi costringe a farlo: io voglio farlo.

    Il corpo è più elastico, l’energia più stabile, la mente più lucida. Ma la parte più grande di questo viaggio è invisibile: la fiducia in me stessa, la capacità di dire “ci sono, anche oggi”, la sensazione di non arrendermi, anche quando vorrei.

    Ogni volta che mi fermo a riflettere, mi rendo conto che la vita stessa è fatta di piccoli passi costanti. I 5 tibetani sono stati solo un modo per allenarmi a farli.

    Sette anni, pochi minuti ogni giorno, un tappetino steso sul pavimento. È questo il mio segreto? Forse sì, forse no. Il vero insegnamento è che la costanza e la determinazione non arrivano da un colpo di fortuna: arrivano dai piccoli gesti ripetuti, dall’impegno verso sé stessi, dalla pazienza di restare presenti.

    E forse anche tu, se osservi bene, scoprirai il tuo piccolo rituale che ti insegna la stessa cosa.

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