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Come il minimalismo ha migliorato la mia vita

    Vorrei parlarti di come è cambiata la mia vita grazie al minimalismo. Se non sai cos’è o vuoi approfondire l’argomento ti invito a leggere questo articolo dove spiego appunto cos’è e le sue varie sfaccettature. Ma torniamo a noi ora e partiamo dall’inizio.

    Un armadio pronto a scoppiare

    Per lungo tempo ho posseduto moltissime cose, abbigliamento senza ombra di dubbio più di tutte le altre. Ciò in quanto, essendo io la più piccola di tre sorelle, ho sempre ereditato il loro vestiario. Ricevevo cose anche da mia cugina, da mia madre, alcune cose erano regali e, successivamente, alcune cose le compravo io. La maggior parte neanche mi stava bene e non era adatta al mio fisico. Nella mia mente c’era però la concezione del “Ma, prima o poi, forse, mi andrà bene!”.

    Gli anni passavano e il mio armadio era così pieno di cose da scoppiare! La mia camera era divenuta un ripostiglio in cui stipavo di tutto. Dopo il divorzio dei miei genitori e il cambio di residenza, una buona parte dell’eccesso passò a nuovi proprietari e io iniziai la mia nuova vita con “poco”. Ma c’era ancora un problema: i saldi.

    Già.

    Nel giro di qualche anno il mio armadio era tornato alle sue dimensioni megalitiche. Riempito di abiti e accessori che non mettevo mai, ma che amavo vedere lì perché: “Non si sa mai in fondo, no?”. E non ti ho ancora parlato di una cosa: le scarpe.

    Eh si, le scarpe…

    La mia collezione di esse era così ricca che avevo addirittura dovuto comprare due scaffali, da cinque ripiani l’uno, per stipare una parte delle scarpe in mio possesso. Si, hai capito bene, solo una parte. Ma, facendola breve (direi che hai capito le dimensioni del problema a questo punto) ero sempre e perennemente nervosa.

    Il mio malessere

    Passavo ore ed ore della mia vita a fare cambi di stagione, a cercare abiti che non trovavo, a provare e riprovare cosa mettere perché nulla mi andava bene, nonostante l’abbondanza di abiti. Non ero felice e, anzi, ero davvero in ansia a pensare al mio armadio e al suo contenuto. Mi sentivo in colpa per non mettere quasi nulla e quando provavo qualcosa di diverso dalle solite uniche quattro cose che mettevo sempre, mi veniva quasi da piangere perché non stavo bene in quei panni (sia a livello estetico che emotivo) e mi infastidivo molto. Non volevo però buttare via nulla perché avevo lavorato sodo per poter acquistare quelle cose.

    Come ho conosciuto il minimalismo

    Un giorno, per caso, vidi un video di una ragazza di nome Irina che parlava di minimalismo su YouTube. Pensai, lì per lì, che non mi entusiasmasse troppo. Però notai che aveva davvero una casa splendida: pulita, semplice e luminosa. Nulla in casa sua mi distraeva dai suoi discorsi e, passata la prima impressione, tra l’altro sbagliata (almeno per me che ora aspetto desiderosa che escano suoi nuovi video e articoli), era molto piacevole.

    Un giorno Irina disse una cosa a proposito dei suoi abiti e cioè che aveva solo cose che le piacessero davvero. Non comprate in saldo, in attimi di shopping compulsivo perché “costa poco”, e quasi tutto monocolore per non stufarsi. Disse anche che quando acquistiamo qualcosa, qualunque cosa essa sia, noi facciamo uno scambio. E potresti pensare:

    “Certo! lo devo pagare quindi scambio i miei soldi con l’oggetto”.

    Niente di più forviante.

    I soldi si guadagnano con uno scambio del proprio tempo e quest’ultimo è in assoluto la cosa più preziosa che abbiamo perché nessuno può averlo indietro. Una volta che è stato speso non è rimborsabile insomma.

    Questo concetto mi destabilizzò totalmente. Avevo scambiato il mio tempo a fare un lavoro che non amavo, dove ero sottopagata e infelice per degli oggetti che non solo non mi servivano e non usavo, ma che con lo scorrere degli anni avrei dato via o buttato.

    Lo scambio era quindi questo:

    IL MIO TEMPO = IMMONDIZIA

    Non c’era via d’uscita da questa equazione e la cosa mi fece venire un colpo! 

    La svolta grazie al minimalismo

    Da qui iniziai un lungo percorso introspettivo per chiedermi perché avessi agito in quel modo. Come mai compravo cose che non erano il mio stile. O addirittura che erano di una taglia sbagliata per me solo perché a basso costo. Io parlo di abbigliamento principalmente, ma avevo anche altre cose inutilizzate, comprate in saldo.

    Mi resi presto conto che il “basso costo” era davvero un problema per me perché non vedevo che spendere poco per cose che non mi servivano nell’imminente non era sinonimo di risparmio futuro ma di spesa attualmente inutile. Inoltre, come menzionato poco fa, ero arrivata al punto dove gli oggetti non erano di mia proprietà ma erano loro a possedere me: avevano il mio tempo, le mie energie e la mia attenzione.

    Decisi quindi di porre fine a tutto ciò e, ti dico la verità, non fu facile, ma solo all’inizio! Una volta eliminato gran parte del superfluo ne tolsi ancora, ancora e ancora. Fu qualcosa di assolutamente liberatorio e bellissimo! Per la prima volta entravo in casa mia ed era davvero mia! Delle scarpe ne scelsi meno della metà e, in un secondo tempo, le dimezzai ancora e ancora. Tenni solo ciò che sapevo essere comodo e che effettivamente potevo indossare. Tutto ciò con l’idea che man mano che mi accorgevo che non le volevo più o che erano troppo usate me ne sarei liberata fino a “esaurire” ciò che avevo conservato. E così feci anche per i vestiti.

    Finalmente sapevo che nel mio armadio avrei trovato le cose adatte a me, senza perdere tempo e senza nessuna brutta sensazione.

    Ero libera.

    Dei capi eliminati nulla era da buttare, dal momento che erano cose nuove o quasi. Così decisi che avrei provato a vendere qualcosa e il ricavato l’avrei devoluto alla mia crescita personale o a oggetti di cui necessitavo davvero. Molte cose divennero regali ben accetti e così mi liberai di tutto quello che per me era superfluo e inutilizzato.

    Quando parti non ti fermi più

    Nel tentativo di scremare ulteriormente l’eccesso di cui non riuscivo ancora a liberarmi lessi “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo. Anche lei parlava di minimalismo e di tenere solo gli oggetti che ci fanno stare bene. Fu nuovamente una rivelazione! Lasciai andare ancora molte cose e, questa volta, non solo d’abbigliamento. La mia casa diveniva più libera e luminosa per ogni oggetto che toglievo. Ne fui felicissima e quel senso di leggerezza iniziò a riflettersi anche su di me e sul mio stato d’animo. Non tornerei mai più indietro!

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