Come avevo detto a fine giugno in questo articolo, quest’anno (2022) è stato il mio primo plastic free july.
Luglio è ormai finito e possiamo andare a tirare le somme. Non sono ancora state rese pubbliche le stime di quanta plastica siamo riusciti a evitare. Tuttavia possiamo farci un’idea guardando i dati relativi all’anno precedente (2021). A breve comunque usciranno anche le stime ufficiali che riguardano quest’anno.
Nonostante possiamo considerare di aver raggiunto buoni risultati, non possiamo nascondere che ci sia ancora molto lavoro da fare per una vita senza plastica.
Le problematiche principali che ho riscontrato
Devo ammettere che non sono riuscita a evitare al 100% la plastica, ma ho sempre cercato dove possibile di utilizzare altri prodotti con materiali differenti. Ho però notato che in certi posti era davvero difficile evitare di farne utilizzo, di seguito trovi un elenco.
I supermercati sono pieni zeppi di prodotti contenuti in plastica e per alcuni prodotti non esiste l’alternativa senza (tappo del cartone del latte che sia vegetale o meno per esempio).
Fuori casa chi mangia o beve non può sapere se dietro a quel cibo ci sia della plastica. Inoltre se si ha sete sono ancora troppe poche le città che offrono punti dove riempire la propria borraccia.
Non esistono (almeno dove vivo io e nelle ampie vicinanze) dei cestini in giro per la città per fare la differenziata. Quindi non è possibile riciclare l’immondizia nel modo corretto se non in casa propria (e anche qua è dura perché la popolazione non viene istruita nel modo corretto e sono pochi quelli che corrono a informarsi).
Avrei migliaia di cose da dire ma queste sono quelle principali sulle quali mi sono accorta che ci si può far ben poco… Infatti le uniche cose che mi sono venite in mente sono:
- non acquistare affatto certi prodotti;
- provare ad autoprodurre ciò che ci serve (il latte vegetale si può fare per esempio);
- evitare di mangiare fuori e bere;
- portarsi la propria immondizia a casa per dividerla in modo corretto.
Ma realisticamente parlando è decisamente utopico pensare che tutti facciano tutto “perfetto”.
La mia esperienza plastic free
Sapevo già che non sarebbe stato semplice e, proprio per questo motivo, ho scelto di fare le cose con impegno e accettazione:
NON posso cambiare il mondo da sola e struggermi se non ci riesco, ma posso dare il meglio di me per essere parte di un buon cambiamento tanto necessario e utile.
Così ho cercato di evitare i cibi che potevo. Per esempio, ho evitato di acquistare i gelati, eccezion fatta per quelli con il packaging di carta. Ho acquistato solo verdura e frutta fresca in sacchetti di carta o direttamente senza sacchetto (molti supermercati e fruttivendoli lo permettono). Anche in viaggio non ho mai acquistato acqua ma ho sempre utilizzato quella dell’ostello o delle fontanelle (a tal proposito un giorno ho dovuto fare circa 2,5 km per avere dell’acqua… Ma solo perché non conoscevo una fontana decisamente più vicina…).
Il punto è che potrei stare qua per ore a parlare di quante cose si possono fare o non fare, ma l’importante è iniziare almeno a fare qualcosa!
Tutti possono fare una grande differenza anche nel quotidiano e con piccole cose. Anzi, è proprio da lì che bisogna partire!
A fine plastic free july posso dire di aver riempito mezzo sacco di quelli appositi per la raccolta della plastica appunto.
Poteva essere meno?
Sicuramente!
Ma rispetto allo standard di un sacco pieno ogni 15-20 giorni si evince facilmente che ho risparmiato ben un sacco e mezzo circa di plastica, che non è poco. Ho utilizzato un quarto della plastica che utilizzavo prima in buona sostanza e sono felicissima di aver preso parte a questa sfida per rendermi conto che, nonostante già facessi molta attenzione, potevo migliorare ancora molto!
Il tuo plastic free july com’è adato? Se ti va fammelo sapere qui sotto nei commenti!
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