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Cos’è il reiki e come funziona questa pratica giapponese

    Il reiki nasce nell’arcipelago nipponico agli inizi del ‘900. La storia narra che un monaco laico buddista di nome Mikao Usui durante una meditazione prese coscienza dell’esistenza di questa pratica. Quest’uomo affinò la tecnica e la tramandò ai suoi discepoli. Essi divennero a loro volta dei maestri e insegnarono l’arte del reiki ad altri ancora poiché Mikao desiderava molto che tutti quanti potessero beneficiare di queste conoscenze e capacità.

    Questo termine nipponico è composto da due sillabe: rei e ki. La prima simboleggia l’energia primordiale e/o divina, in base alle proprie credenze, che ha creato il tutto. La seconda sillaba, il “ki” simboleggia invece l’energia che collega e unisce l’intero universo. Possiamo dire che la con il termine reiki quindi si voleva creare l’idea di un insieme di energie benevole che insieme sarebbero un’unica realtà ossia l’energia vitale che modifica e governa ogni cosa.

    L’ideogramma nipponico “reiki” è formato da vari ideogrammi e racconta, attraverso ad alcune simbologie, il viaggio nella creazione. Nella parte iniziale del pittogramma si può notare la parola “fonte/creatore”. A seguire si rintraccia la nuvola da cui partirebbe il movimento della creazione. Per ultimo la pioggia che bagna la terra e così facendo diviene pronta a ritrasformarsi. È un ciclo infinito di cambiamenti che rappresenta la vita.

    Ma quindi cos’è il reiki?

    Possiamo definirlo una pratica di origine giapponese in cui il maestro, inteso come colui che effettua la pratica, è in grado di attingere a una fonte energetica e di trasmettere la stessa a se stesso e/o a terzi attraverso le proprie mani. Così facendo andrà ad aiutare la figura che riceverà l’energia.

    Non è finita qui però, secondo alcune linee di pensiero il reiki è in grado di condurre chi lo pratica sulla via dell’equilibrio e del benessere psicofisico. Esistono infatti 5 principi che, solitamente, chi pratica quest’arte rispetta per poter raggiungere la pace interiore:

    1) non ti arrabbiare

    2) non ti preoccupare

    3) sii grato

    4) svolgi il tuo lavoro con dedizione

    5) sii gentile verso tutti gli esseri viventi

    Sarebbe necessario ripetere ogni giorno questi principi, quasi in forma di preghiera. Questo permetterà di entrare più in contatto con l’energia e di attingere agli insegnamenti. Come possiamo notare infatti ogni punto a il suo perché ed è innegabile che essere in grado di seguirli tutti può solo portare beneficio allo spirito.

    Va detto comunque che alla domanda “cos’è il reiki?” la scienza risponderebbe in maniera differente. O meglio semplicemente ci dice che non ci sono fondamenti scientifici su cui affermare che questa pratica olistica sia attendibile.

    Nonostante io pratichi reiki e quindi creda alle energie sentivo giusto far sentire anche un’opinione avversa.

    Come si pratica concretamente

    Abbiamo detto cos’è il reiki ma non si è ancora parlato di come si può attingere a queste energie. Esistono vari corsi formativi suddivisi in vari livelli. Ogni livello è volto a un nuovo insegnamento per poter padroneggiare al meglio la pratica. Tuttavia va detto che tutti abbiamo la possibilità di attingere a quest’energia senza necessitare di una particolare esperienza ma solamente di moltissima pratica. Noi stessi siamo energia dunque perché non dovremmo potervi attingere? È naturale che avere un’insegnante faciliti moltissimo il lavoro però. Del resto è sempre più facile fare qualcosa se abbiamo qualcuno di esperto e in grado di insegnarci, no?

    Il principale metodo per attingere all’energia consiste nel recitare un mantra che è personale, una sorta di “preghiera” di protezione. Dopo di che bisogna effettuare una centratura per cui dovremmo porre una mano sul cuore e l’altra sul secondo chakra (altezza ombelico circa). Fermarci e respirare a fondo e profondamente.

    Se operiamo su un’altra persona sarà necessario stabilire un contatto e dunque porre in un secondo momento una mano sul nostro cuore e un’altra sull’addome della persona. Fatto tutto ciò ci dovremmo concentrare sul donare energia reiki e, nel fare ciò, passeremo verso varie parti del corpo per qualche minuto oppure saremmo statici e ci soffermeremo soltanto su una/due di esso.

    È possibile avere un contatto diretto per cui le nostre mani andranno a toccare effettivamente il corpo oppure essere semplicemente vicino a esso, senza però nemmeno sfiorarlo. Finita la pratica ci sarà un processo che indicherà il termine di rilascio d’energia e l’interrompersi del legame creato (ne esistono vari tra i quali strofinarsi energeticamente le mani, dopo di che lavarle con acqua fresca e corrente).

    Capite bene ora che avere un maestro aiuta. Il percorso da autodidatta è molto arduo, ma comunque non impossibile anche se personalmente io non lo consiglio per varie ragioni.

    Attenzione

    Molte persone si prestano volentieri a insegnare in via gratuita, altre richiedono un compenso. Non sta a me giudicare chi fa bene e chi no. Tuttavia è bene ricordare che chi chiede cifre spropositate promettendo meraviglie, a mio dire, è un semplice ciarlatano. L’energia fa parte di tutti! Un compenso ci può stare per il tempo che il nostro maestro dedica a noi, ma deve essere un compenso sensato e non spropositato.

    Fortunatamente non succede quasi mai, almeno in Italia, ma state alla larga da qualsiasi persona che proponga cose strane che riguardano la sfera intima del corpo! Il reiki NON è questo.

    Spero di esservi stata utile, come sempre vi aspetto al prossimo articolo =)

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