Il tema “esempi greenwashing” è oggi al centro di molte discussioni sul marketing sostenibile. Con l’aumento della sensibilità verso l’ambiente, sempre più aziende sfruttano strategie di comunicazione “green” per apparire ecologiche, ma senza veri cambiamenti nei loro processi. Questo inganna i consumatori e rallenta il vero progresso verso la sostenibilità.
Se vuoi saperne di più, puoi consultare questo articolo dove approfondisco l’argomento.
Cos’è il greenwashing e perché è un problema
Il greenwashing si verifica quando un’azienda utilizza messaggi, simboli o packaging “green”, senza un reale impegno ambientale. Questo non solo inganna i consumatori, ma danneggia anche le aziende che investono davvero in sostenibilità.
Secondo il report European Consumer Organisation (BEUC), il 42% delle aziende europee usa claim ecologici non supportati da dati. L’Unione Europea stava intervenendo con la “Direttiva Green Claims”, che avrebbe dovuto obbligare le aziende a dimostrare la veridicità delle loro affermazioni ambientali. Purtroppo è stata ritirata a giugno 2025, asciano molte persone nell’incertezza e con l’amaro in bocca.
Per non cascare in queste prese in giro ecologiche, è fondamentale conoscere alcuni esempi greenwashing che sono purtroppo molto comuni.
10 esempi greenwashing che devi conoscere
1. Bottiglie “eco” con solo il 30% di plastica riciclata
Molte aziende pubblicizzano bottiglie “green”, ma la plastica riciclata è solo una minima parte.
2. Packaging “riciclabile” ma non riciclato
Dire che un imballaggio “può essere riciclato” non significa che sia prodotto con materiali riciclati e non garantisce nemmeno il suo corretto riciclo.
3. Auto ibride vendute come zero emissioni
Le pubblicità omettono spesso che, esaurita la batteria, il motore a combustione genera emissioni elevate.
4. Cosmetici con “estratti naturali” al minimo
Uno shampoo “con aloe vera” può averne meno dell’1% mentre il resto può tranquillamente essere composto da prodotti sintetici e industriali.
5. Snack “senza olio di palma” ma con grassi idrogenati
Il claim “senza palma” serve spesso solo a sembrare più sano e green ma di base vuol dire poco o nulla.
6. Abbigliamento “green”
Alcuni brand di fast fashion e non, promuovono capi “green” fatte con poliestere riciclato, ma l’impatto produttivo resta altissimo.
7. Prodotti “a impatto zero” senza compensazioni reali
Alcune aziende dichiarano di essere “carbon neutral” ma non investono in energie rinnovabili o progetti certificati.
8. Hotel che promuovono la “towel policy”
Chiedere agli ospiti di riutilizzare gli asciugamani riduce i costi dell’hotel, ma non compensa l’alto impatto delle strutture non sostenibili.
9. Bevande bio con confezioni non riciclabili
Alcune bevande biologiche vengono vendute in contenitori non riciclabili, vanificando il concetto di sostenibilità. Il contenuto è biologico, ma l’imballaggio non lo è.
10. Banche “verdi” che finanziano fossili
Molte banche promuovono prodotti green, ma continuano a investire in petrolio e carbone.
Perché conoscere esempi di greenwashing ti rende un consumatore più consapevole
Conoscere questi esempi di greenwashing ti aiuta a guardarti intorno e ragionare se altre aziende, marchi, brand o attività stanno facendo la medesima cosa. E ti aiuta a fare scelte più etiche di conseguenza, premiando i brand che fanno vera sostenibilità. Ogni acquisto è un voto per il tipo di mondo che vogliamo: imparare a distinguere ambiguità e bugie dalla vera responsabilità ambientale è un passo fondamentale.
Per evitare di cadere nei tranelli del marketing puoi considerare di:
- diffidare di claim generici come “100% naturale” o “eco-friendly” senza certificazioni valide a livello europeo e internazionale;
- cercare loghi ufficiali (Ecolabel UE, FSC, Fairtrade);
- leggere report di sostenibilità, un brand trasparente pubblica dati misurabili e verificabili del suo operato e dei suoi investimenti.
Per aiutarti, ti lascio una guida che avevo scritto sulle certificazioni ecologiche ufficiali:
Certificazioni ecologiche, una guida ai marchi più affidabili
Il greenwashing è sempre più diffuso, ma conoscere i casi concreti ti aiuta a diventare un consumatore consapevole. Informati, verifica le etichette e chiedi sempre trasparenza: solo così possiamo premiare chi investe davvero nella sostenibilità.

