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Il mio primo volo, ecco com’è nato il mio amore

    Avevo 17 anni quando mi imbarcai e intrapresi il mio primo volo.

    Entusiasta come sempre di andare a scoprire il mondo mi aggregai con gioia a quattro ragazzi che avevano pianificato una mini fuga all’estero.

    Il viaggio doveva essere poco costoso (vista la nostra scarsa disponibilità economica) e di breve durata in quanto non potevamo permetterci di perdere troppi giorni scolastici.

    Dopo una serie di ricerche sul web optammo per Madrid. Saremmo stati via poco più di 2 giorni. L’aereo partiva da Milano Malpensa.

    Prenotammo.

    I giorni passarono con pochi preparativi e molta impazienza finché il momento della partenza arrivò. Prendemmo diversi autobus per arrivare in aeroporto e ci impiegammo circa 3 ore.

    Finalmente eravamo a un passo dalla “vera” partenza!

    Eravamo fortemente in anticipo ma pensammo che era meglio così. Avevamo più tempo per fare il check in e capire dov’era il gate del nostro volo. Passammo tutti i controlli e non imbarcammo alcuna valigia ovviamente, non ne avevamo nessuna.

    Eravamo partiti all’avventura, stavamo via poco e avevamo deciso di portarci solo lo stretto necessario che stava in un piccolissimo zainetto.

    Era tardo pomeriggio, gli aerei partivano e arrivavano da tutte le direzioni e noi ne eravamo affascinati. Nel cielo sembravano danzare.

    Da bambina rimanevo ore a guardare le nuvole cambiare e ad associarle ad immagini divertenti e quando vedevo un aereo passare ne ero affascinata. Scorgevo la scia che lasciava come fosse la strada da seguire per trovare la felicità. Cercavo di non staccare lo sguado per non perderlo di vista, fin quando, inevitabilmente, spariva nella vastità del cielo. E finalmente anch'io con uno di loro sarei sparita nelle nuvole.

    Pronta per il mio primo volo

    Dopo tanta attesa nella sala comune ci fu la chiamata del nostro boarding. Quasi correndo prendemmo le nostre poche cose e con i biglietti alla mano ci precipitammo sull’aereo.

    Prendemmo cinque posti vicini. Noi tre ragazze in una fila e i due ragazzi la fila dopo. Allacciammo la cintura e mettemmo i nostri mini zaini sotto il sedile.

    All’epoca i nostri cellulari non avevano la modalità aerea, non facevano foto e video. Quei telefoni erano costosissimi e io ricordo che il mio era un nokia 1110 che semplicemente chiamava e mandava sms e ancora grazie che era a colori ed aveva un gioco, snake. Data la premessa li dovemmo spegnere per la durata del volo.

    Mentre il pilota ultimava le procedure necessarie alla partenza le hostess illustravano le norme di sicurezza in caso di emergenza. Noi ascoltavamo con attenzione.

    Nel frattempo tutto era stato preparato per il decollo, l’aereo era in posizione, il pilota annunciò la partenza e ci augurò un piacevole viaggio. 3,2,1…si vola!

    L’aereo partì, acquistò velocità in pochissimo tempo. Il rumore dei motori era forte e imponente. Pochi secondi per percorrere la pista di decollo.

    Ci staccammo da terra.

    In quel preciso momento iniziai a sentire dentro di me una sensazione di vuoto e pienezza allo stesso tempo, che si faceva più intensa man mano che ci staccavamo dal suolo e salivamo di quota. Non durò molto, ma fu bellissimo.

    Stavo volando per la prima volta

    In quell’occasione la sorte fu buona con me. Si, perché vedete ero a lato finestrino, il tempo era mite, il cielo era cosparso da nuvole senza esserne sovrastato ed era l’ora del tramonto. Da quel piccolo finestrino io vedevo il cielo tingersi di colori meravigliosi!

    Inizialmente si vedeva ancora dell’azzurro in lontananza, ma più salivamo tra le nuvole, più ci avvicinavamo al sole e più i colori che vedevo erano caldi, infuocati.

    Sotto di noi in un primo momento c’erano il marrone e il verde dei campi, dei boschi e dei monti.

    Dopo poco tempo però non ci fu più nulla di tutto ciò. L’unica cosa che potevamo vedere dal basso era il blu. Quel colore apparteneva a una distesa d’acqua immensa e vasta chilometri e chilometri.

    Poco prima, nel cielo, c’era una quantità dominante di rosso, giallo e arancio di varie sfumature. Ma più si avvicinava il crepuscolo e più quelle sfumature tendevano al rosa e al violaceo che, in un secondo momento, avrebbero lasciato il loro posto al blu della notte e al chiarore delle sue stelle.

    Pareva quasi vedere un pittore dipingere la sua tela. E a me sembrava di poter entrare in quella tela. Mi sentivo parte integrante di essa.

    Vedevo i colori e i paesaggi sottostanti cambiare, vedevo le sfumature meravigliose che si potevano creare, vedevo colori che neanche sapevo esistessero tanto erano stupefacenti e particolari.

    Davanti a me avevo il mondo, e non poteva essere più bello visto da lassù.

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