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La mia avventura in Svizzera, parte 2

    la mia avventura in Svizzera

    Se ti sei pers* la prima parte del nostro viaggio, puoi recuperarla qui: la mia avventura in Svizzera, parte 1.

    Proseguo quindi da dov’ero rimasta: la prima notte e trascorsa bene anche se io avevo paura, non si sa bene di cosa… E volevo a tutti i costi tenere l’auto blindata mentre il mio compagno aveva parecchio caldo e voleva spalancare tutto. Alla fine vinse lui e, com’era prevedibile, nessuno ci diede il minimo fastidio. Con questo non dico che sia giusto evitare di preoccuparsi e banalizzare tutto. Dico solo che nella mia esperienza ho iniziato a notare che gli scenari peggiori e catastrofici sono per lo più all’interno della mia mente.

    La vita può essere splendidamente bella se impariamo a lasciare andare le aspettative e la paura e iniziamo semplicemente ad accettare che non può essere tutto sotto il nostro controllo. Quindi non ha senso preoccuparsi fino a stare male. E credimi, non lo dico a cuor leggero. Ho dovuto lavorare e lavoro ancora moltissimo su questo fronte essendo io di indole “catastrofica” come dice il mio compagno.

    Comunque questa è un’altra storia…

    Avventura in Svizzera, delle cascate in mezzo al verde

    Tornando a noi, avevamo dormito poco, complice anche l’euforia del viaggio e in parte un po’ la scomodità del dormire in auto rispetto a un letto comodo.

    Io mi ero alzata prima e avevo iniziato a fare un bel giro sul lago, mi ero lavata e poi avevo svegliato il mio compagno. Avevamo colazionato con merendine e succo di arancia, per poi partire alla volta dei boschi.

    Sapevamo che lì vicino c’erano delle cascate che si gettavano nel lago e così partimmo all’esplorazione. Ci imbattemmo prima in una specie di laguna fantastica dove c’era un graziosissimo bagno, credo di quelli chimici, completamente in legno e decorato, con tanto di carta igienica! E lo so che è strano che ne parli, però su, andiamo, quando mai in mezzo al nulla ti è capitato di vedere un bagno e per di più così bello e pulito?! Per noi era pura fantasia anche solo immaginarlo. Oltre a questo c’erano delle griglie e un cassone di legno, molto carino e riparato, con della legna da ardere già pronta e a disposizione gratuitamente. Cioè ne vogliamo parlare? Eravamo davvero stupiti.

    Proseguendo, in meno di 15 minuti eravamo davanti alle cascate ed erano meravigliose! Non c’era nessuna persona nei paraggi, si respirava un’aria quasi magica. Immagina: immerse nel verde, si tuffavano nel lago e c’era una calma e una pace che me le facevano amare ancora di più. C’era anche una specie di ponte “panoramico” dove si poteva salire per ammirarle meglio. Iuly, il mio compagno, si fermò lì per fare alcune riprese, mentre io proseguii sulla strada e, salendo ancora, c’era anche una panchina. La strada poi proseguiva ancora e chissà dove mi avrebbe condotta. Per quanto fossi ammaliata dal paesaggio e profondamente incuriosita, decisi di tornare indietro per proseguire verso la prossima tappa della nostra avventura in Svizzera.

    Hanno cercato di spennarci

    In meno di 30 minuti tornammo all’auto e ripartimmo. Ci attendeva un tragitto di auto relativamente breve, rispetto al giorno prima quantomeno, per andare a Alpnachstad e prendere la funivia Pilatus-Bahnen.

    Arrivammo quando purtroppo il tempo non era dei migliori: il cielo era completamente coperto e sembrava stesse per mettersi a piovere. Il piano era di prendere la funivia e tornare indietro (questo è il giro breve, se no si scende dall’altro lato, dove si può anche fare il giro in barca/battello o quel che è…).

    Peccato che il mio compagno non abbia capito bene il costo e, grazie al cielo, non aveva preso il bancomat al primo tentativo: costava 160 franchi svizzeri, quindi circa €85 a testa! Per noi era improponibile stendere tutti questi soldi in quel modo, considerando che avevamo un budget ridottissimo e che per giunta la giornata non era delle migliori per via della imminente pioggia. Ci scusammo, annullammo la transazione sul post e ce ne andammo allibiti e un po’ frustrati. Provammo a prendere un caffè al chiosco ma anche lì ci chiesero uno sproposito e così, semplicemente, decidemmo di proseguire per la prossima tappa.

    Ci fermammo in una catena di fast food per prendere un caffè, una magra consolazione che comunque pagammo 5 euro l’uno… Subito dopo facemmo un po’ di spesa e poi ripartimmo per cercare un posto dove pranzare. Finimmo in un bosco incantevole dove mangiammo minestra e Pringles alla paprika, ma anche “carne” essiccata vegetale. La trovammo al supermercato e, non avendola mai provata, decidemmo di comprarla. Ci riposammo un po’ dopo il pranzo. Ci abbracciammo forte mentre eravamo coricati nel cofano della nostra Mery-van e io fantasticavo sui posti che avremmo ancora visto in quest’avventura in Svizzera mentre Iuly si assopiva accanto a me.

    Avventura in Svizzera, l’antenna tv

    Riprendemmo il nostro viaggio alla volta di paesaggi meravigliosi. Nonostante il tempo fosse un po’ ballerino, la natura e la pace che mi circondava mi faceva amare profondamente la Svizzera. Inoltre i servizi erano fenomenali, almeno per i nostri standard. In tutta la Svizzera non ho visto nemmeno una strada mal tenuta, con buche o altro. Era tutto molto curato e piacevole.

    Dopo un paio d’ore di guida mi pare, arrivammo a Flugbrunnen, per l’esattezza alla Bantiger TV Tower. Era una torre molto alta ed era possibile salirci, almeno fino a un certo punto. Lo feci non con poche remore…

    Mentre Iuly è per natura molto coraggioso e ama questo genere di cose, io sono una fifona che ha paura dell’altezza. Pensa che sulla Tour Eiffel, al primo piano diciamo, dove c’è il ristorante che si sale a piedi, i bambini correvano e giocavano mentre io quasi piangevo dal panico… No comment… Tuttavia ho comunque la propensione a cacciarmi in sti posti, un po’ perché vorrei affrontare sta cosa che arriva dopo un piccolo trauma causato involontariamente da mio padre a Malta, un po’ perché, forse, infondo, infondo, mi piace. Non potevo tornare a casa dall’avventura che stavo vivendo in Svizzera senza farlo, non perché fosse chissà che obbiettivamente, ma perché come ti ho spiegato pocanzi, lo era per me.

    Una volta arrivata in “cima” (non era la vera cima, ma il punto fin dove era consentito salire, che credo fosse intorno ai 35/40 metri circa) ci misi un momento per tranquillizzarmi, soprattutto in virtù del fatto che s’intravedeva il vuoto sottostante dalla pavimentazione, ma fui felice di averlo fatto. La vista infatti era stupenda: il cielo si era aperto anche se non completamente. Le nuvole rimaste erano bianche e soffici e riflettevano la luce del sole assumendo delle sfumature quasi angeliche, che mi fecero pensare di essere in paradiso.

    Il piano era di accamparci a dormire qui. Il posto era bellissimo, immerso nel bosco, con uno spiazzo e una vista a cielo aperto strepitosa per ammirare le stelle. C’erano anche i tavolini da pic-nic e persino le macchinette piene di bibite!

    Purtroppo però, era davvero troppo presto. Così scegliemmo di proseguire, sapendo che in quel luogo magico ci avremmo lasciato un pezzo di cuore.

    Così si conclude la seconda parte della nostra avventura in Svizzera. Se vuoi scoprire come va, puoi iscriverti alla newsletter e seguirmi sui social, a presto =)

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