Se ti sei pers* le precedenti parti del nostro viaggio, puoi recuperarle qui: la mia avventura in Svizzera, parte 1 e parte 2.
Proseguo il racconto da dov’ero rimasta. Dopo aver lasciato la Bantiger tv tower per proseguire il nostro viaggio, decidemmo di andare per la prima volta in una grande città per vedere com’era.
Berna, Svizzera
Arrivammo a Berna dopo circa 30 minuti di auto. Non sapevamo nulla di quella città e, proprio a dirla tutta, eravamo molto più entusiasti di stare nei boschi piuttosto che tra palazzi, traffico e caos dovuto alla miriade di persone che solitamente abitano le grandi città tipo appunto Berna. Tuttavia ci sbagliavamo di grosso, almeno in parte. La città era davvero bella: immersa nel verde come non ne avevo mai viste prima. Quantomeno io personalmente, non dico che sia una cosa assoluta, tipo la città più immersa nel verde al mondo ecco, ma per me era spettacolare!
In alcuni frangenti di Berna, non sembrava nemmeno di essere in città. Tra l’altro, presi dalla curiosità visto che eravamo rimasti stupiti, tirammo fuori i nostri smartphone e iniziammo a cercare notizie su dove ci trovavamo e scoprimmo anche che Berna era la capitale della Svizzera! Non sono mai stata una cima di geografia, soprattutto, di ricordare cose del genere come le capitali. Quindi metto subito le mani avanti e ammetto la mia ignoranza in materia senza alcuna riserva. Ma davvero non credevo che fosse Berna la capitale, una città che fino a quel momento non avevo nemmeno mai sentito nominare.
C’erano un sacco di vie davvero graziose, molta architettura e, nonostante fosse una grande città, le strade non erano sovraffollate o caotiche quando eravamo lì. Si respirava un’aria serena e rilassata. Inoltre il tramonto si avvicinava sempre di più e il cielo si tingeva di rosa e arancione inondando le strade di una luce meravigliosamente bella, in grado probabilmente di rendere Berna ancora più piacevole ai nostri occhi.
Purtroppo però, complice il fatto che arrivammo nel tardo pomeriggio e il buio della notte oramai iniziava ad avanzare sempre di più, potemmo fermarci per poco e non visitammo molto di questa splendida città.
Lago Morat
Dovevamo ripartire per forza: dormivamo in auto, cucinavamo su barbecue e fornelletti da campo. Non era né comoda né realistica l’idea di fermarci a cucinare e dormire a Berna, in centro città oltretutto.
Non conoscendo la zona, iniziammo a vagare per capire dove andare. Il mio compagno trovò vari parchi e zone verdi attrezzate con tavoli e altro su internet, ma imboccata la strada, a un certo punto era vietato proseguire in auto. Per evitare eventuali multe o problemi di qualunque genere, anche se potenzialmente con la macchina saremmo potuti passare, puntualmente tornavamo indietro. Ma anche questo, del resto, faceva parte dell’avventura in Svizzera che stavamo vivendo: gli imprevisti sono all’ordine del giorno nella quotidianità, figuriamoci quando parti alla cavolo per un viaggio on the road completamente improvvisato e senza alcuna preparazione reale su cosa fare e dove andare di preciso.
Comunque ormai erano le 21:00, il mio compagno era sfatto e, così, presi in mano la situazione io. Mi misi al volante, impostai il navigatore su un lago trovato online e quindi partii. Sbagliai strada ma, per fortuna, in Svizzera le autostrade non hanno caselli e quindi se si sbaglia è facilissimo uscire e rientrare, anche se ammetto che mi beccai due belle strombazzate da chi stava guidando dietro di me…
Capita…
In tutto ciò il mio compagno era coricato dietro che cercava di dormire e sentii solo più che mi disse:
“Amore tutto bene? No perché ho sentito parecchi clacson…”
“Sisi… Non preoccuparti, va tutto alla grande, ho solo sbagliato strada ma ora è tutto sotto controllo…”
Ovviamente mentivo. Io mi impanico un sacco se devo guidare in autostrada, senza sapere la strada, di notte e per giunta all’estero. Comunque dopo essere uscita dall’autostrada, aver passato un sacco di paesini graziosi e aver fatto esercizi di respirazione mentre guidavo per evitare il totale panico, arrivai a destinazione ma…
Sorpresa, sorpresa…
La strada era solo per chi aveva diritto di passaggio. Non credo fosse proprio privata, comunque non era percorribile da tutti, almeno così diceva il triste cartello che avevo davanti.
Il mio compagno si alza, gli spiego il problema e, alla fine, visto che erano già le 22:00 passate, decidemmo di passare lo stesso. Si trattava di meno di 200 metri e saremmo stati al lago Morat, chiamato anche lago di Murten.
Avevo scelto questo posto pensando di trovare un clima simile alla prima notte passata sul lago di Lucerna che era stata davvero incantevole.
Mi sbagliavo.
Sicuramente il GPS ci aveva portato in un posto che non era dei migliori: il lago a mala pena si vedeva dove capitammo. C’era solo una specie di scivolo per far entrare in acqua le barche, penso per pescare e una specie di casetta che immagino fosse utilizzata da chi lasciava lì le barche parcheggiate, quando le recuperava per appunto probabilmente andare a pesca.
Avventura in Svizzera, una cena sommersa
Eravamo in mezzo al bosco, oramai l’oscurità della notte era calata e non si vedeva più nulla. Per fortuna avevamo una torcia e un faretto a led con noi. Li attaccammo più o meno facilmente all’auto per cercare di illuminare almeno un po’ il piccolo spiazzo dove ci eravamo parcheggiati per iniziare a cercare legna per fare la grigliata.
Si sentivamo un sacco di animali tra rane, rospi, uccelli e chissà cos’altro. Sinceramente avevo un po’ di paura, sono fifona per natura dopo tutto… Ma allo stesso tempo ero così stanca che davvero non potevo curarmi troppo delle mie ansie.
Trovata un po’ di legna, accendemmo il fuoco nel nostro mini barbecue portatile, acquistato apposta per questa avventura in Svizzera, per poter cucinare in sicurezza. Iniziammo a grigliare le verdure. Mettemmo le nostre adorate patate al cartoccio a cuocere e per quella sera avevamo anche tomini boscaioli, pane al pomodoro e una salsiccia vegetale. Mentre le cose cuocevano lentamente, vedemmo anche un cigno con il suo piccolo sul lago e, sperammo con tutto il cuore che stessero lì. I cigni sono tanto belli quanto territoriali e di conseguenza aggressivi, soprattutto se hanno uno o più cuccioli con loro. Per fortuna restarono in acqua.
Iniziammo a mangiare intorno alle 23:30, in mezzo al nulla, con i gracidii delle ranocchie, il fruscio del vento e i tuoni che iniziavano a farci presagire l’arrivo di una tempesta, una tempesta che non tardò ad arrivare.
Nel giro di pochi minuti una bomba d’acqua cadde dal cielo violentemente. Facemmo appena in tempo a togliere il cibo dalla griglia e schizzare nel cofano della nostra Mery-van.
Mangiammo così, rannicchiati, bagnati e infreddoliti con le verdure non ancora del tutto cotte e i tomini sciolti nei piatti di plastica che tenevamo in mano. Le patate e la griglia erano rimaste alla pioggia.
Avventura in Svizzera, un risveglio movimentato
La cena andò così, il cibo comunque non era male. Ci eravamo saziati, lavati dentro l’auto con delle salviette visto che non avevamo altre possibilità, lavati i denti, cambiati ed eravamo pronti per andare a dormire.
Il bello di quest’avventura in Svizzera, così come di tutti i viaggi è anche questo: affrontare gli ostacoli e uscirne vittoriosi o, se non altro, con dei ricordi che faranno sorridere quando ci ripenseremo e ci renderemo conto di cosa eravamo disposti ad accettare solo per stare insieme e vedere un nuovo posto nel mondo. E ne sarà valsa la pena, sempre. Almeno questo è ciò che penso io.
Mi addormentai intorno alle 2:00 perché ero esausta. La situazione in cui eravamo non mi faceva stare tranquilla a dir la verità. Ma come avrai capito oramai, sono ansiosa e fifona di natura, anche se ci sto lavorando e non mi tiro certo indietro per questo!
Alle 3:00 mi sveglio di soprassalto: avevamo una luce puntata addosso.
PANICO
Non ricordo se ho svegliato il mio compagno o se era già sveglio per il mio stesso motivo (si era accorto della luce anche perché ce l’avevamo dritta negli occhi), comunque lo stringo forte sul braccio sinistro e inizio a bisbigliare:
“Vedi anche tu sta luce?”
“Certo che la vedo, ce l’ho negli occhi!”
“Cosa facciamo? Io ho paura”
“Penso sia solo una luce che arriva dalla casetta qua di fianco, non c’è nessuno fuori”
Ed era vero. La luce era tipo un faretto attaccato alla casetta, attraversava l’unico punto privo di vegetazione che c’era lì e così facendo, faceva sì che la luce arrivasse dritta sulle nostre facce.
Scesi per dare un’occhiata, non vidi nessuno e tornai a dormire, girandomi semplicemente dall’altra parte, ma chiudendo l’auto a chiave e tenendo il cellulare a portata di mano.
Alle 5:00 ci svegliammo nuovamente, questa volta non c’era solo la luce puntata su di noi (ne nel frattempo nella notte si era spenta e riaccesa varie volte), ma sentivamo parecchie voci. Aveva smesso di piovere e c’era un silenzio tombale, fatta eccezione appunto per il vociferare molto intenso che sentivamo addosso a noi. Non c’era nessuna persona attaccata all’auto a guardarci, almeno quando ci svegliammo, però decidemmo che era meglio andarcene: probabilmente eravamo finiti in qualche circolo di pesca, questi dovevano partire con le barche e noi eravamo lì senza alcun permesso. Inoltre non saremmo più riusciti a dormire con tutto quel parlare. Il mio compagno dunque si mise alla guida dopo aver recuperato le nostre cose e io rimasi distesa nel cofano di Mery-van.
Ci spostammo poco più in là, in mezzo a una strada di campagna con uno spiazzo per il parcheggio. A questo punto vedevamo l’alba in tutto il suo splendore. Il cielo era oramai tinto d’oro e il sole si faceva spazio tra le nubi infuocate che vedevamo nel cielo.
Ci abbracciammo esausti, stremati, ma felici per quella vista mozzafiato e per l’avventura che stavamo vivendo insieme, come se fossimo due ragazzini senza soldi che si sono innamorati da poco e sono partiti per vedere un piccolo angolo di mondo, anche se, nel nostro caso, avevamo già passato 12 anni della nostra vita insieme.
Così si conclude la terza parte della nostra avventura in Svizzera. Se vuoi scoprire come va, puoi iscriverti alla newsletter e seguirmi sui social, a presto =)

