Se ti sei pers* le precedenti parti del nostro viaggio, puoi recuperarle qui: la mia avventura in Svizzera, parte 1, parte 2, parte 3 e parte 4.
Riprendo nuovamente da dove mi ero interrotta nella puntata precedente. Siamo ripartiti dal colle e ci avvicinavamo sempre di più a Ginevra, consapevoli che la nostra avventura in Svizzera stava lentamente volgendo a termine con nostro grande rammarico.
Ginevra sotto la pioggia
Non ricordo quanto ci impiegammo per arrivare a Ginevra, mi pare circa due ore da dove eravamo. Due magiche ore trascorse a parlare e a immergere lo sguardo nelle campagne svizzere.
Arrivammo in città che erano ormai le 18:00 passate. Sapevamo di avere poco tempo perché era perenne il problema di trovare un posto per cucinare e dormire.
La città era da pazzi: restammo imbottigliati nel traffico, davanti a un semaforo che diventava verde per mezzo secondo, per oltre 20 minuti per poi riuscire a svincolare in una via adiacente ed evitare di aspettare oltre. Il mio compagno era furente e io non potevo che dargli ragione… Finalmente trovammo parcheggio ed erano ormai le 19:00. Scendemmo dall’auto per fare due passi e vedere cosa aveva da offrire quella città di cui tanto avevo sentito parlare.
La risposta?
Niente.
Mi spiace, anche qui, complice il poco tempo, un temporale improvviso e violento e lo stress dato dalla nostra insopportazione per il traffico e il caos, non vedemmo assolutamente nulla se non il getto d’acqua di Ginevra in lontananza.
Dopo una mega corsa sotto la pioggia battente, ci rintanammo in uno Starbucks per prendere una bevanda calda e un muffin come consolazione. Consolazione che però pagammo parecchio cara… Almeno per le nostre povere tasche.
Nel tentativo di tornare all’auto quando sembrava essersi placata la tempesta, ricominciò a piovere e noi ritornammo a correre. Non potevamo più aspettare di partire, erano le 20:30 e dovevamo trovare riparo per la notte. Fortunatamente, il cielo fu clemente e smise dopo poco, regalandoci un magnifico arcobaleno di cui conservo gelosamente il ricordo. Presi la mano di Iuly, il mio compagno, glielo feci notare e ci facemmo una risata pensando al fatto che, senza la pioggia che tanto avevamo odiato, non avremmo potuto ammirarlo in tutto il suo splendore nel cielo quasi all’ora del tramonto.
Avventura in Svizzera, un’altra cena così…
Arrivammo all’auto e ripartimmo alla volta della montagna, la nostra meta questa volta era la Muraz, panorama sur les Alpes. Salendo su quel colle c’era un vento pazzesco. Il paesaggio in torno a noi cambiava e sapevamo che di lì a breve avremmo salutato la Svizzera per entrare in Francia.
Passammo vari paesini per poi arrivare su quella che poteva sembrare la cima.
La vista era bellissima.
In verità non si vedeva moltissimo in lontananza perché c’erano varie nuvole, tuttavia il sole stava tramontando e riempiva il cielo di un rosso infuocato che mai potrò scordare.
Non eravamo i soli sul colle, c’erano alcuni suv parcheggiati e un paio di van e camper.
Ci sistemammo per la notte e io inizia a cucinare una pasta per me degli spiedini con verdura per Iuly. Anche questa volta un po’ di sana sfiga non poteva che essere con noi: iniziò a piovere. In poco tempo spostammo tutto il necessario sotto il cofano aperto della Mery-van per riuscire a finire di cucinare e mangiare finalmente qualcosa. Ci riuscimmo finalmente, appena poco prima che iniziasse nuovamente una maxi bomba d’acqua.
Sul colle faceva freddo, ma per fortuna eravamo attrezzati.
Mangiammo rannicchiati nel cofano.
Mentre la maggior parte dei mezzi e delle persone che avevamo trovato al nostro arrivo se la batteva a gambe levate, noi scegliemmo di restare. Ritirammo tutto e ci accoccolammo per la serata con vari snack che nulla avevano di salutare se non la promessa di un po’ di conforto in quella notte fredda che stava calando su di noi. Fortunatamente, prima ero riuscita a fare del thè caldo che avevo subito travasato nel termos, così avevamo qualcosa da bere di caldo a tenerci compagnia.
Mi piacerebbe poter dire che poi le nuvole se ne andarono e che le stelle erano luminose e riempivano il cielo tanto quanto i nostri occhi con la loro brillante luce, ma sarebbe una cavolata… Di stelle quella sera non ce n’era traccia, erano tutte ben nascoste dietro alle nubi minacciose sopra alla nostra testa.
Tuttavia però, con il calare della notte, le città in lontananza si illuminavano, regalandoci comunque un piacevole spettacolo.
Una notte di tempesta in alta quota
Scegliemmo di guardare un film sul mio portatile, non potendo fare molto altro. Guardammo Perfetti sconosciuti, un film breve, che avevamo già visto in passato e avevamo trovato interessante. L’auto era rivolta con il parabrezza posteriore davanti allo strapiombo (se pur con la dovuta lontananza da esso per ovvie ragioni) che ci favoriva una vista magica: la notte sempre più oscura riempiva il cielo che era ormai nero come la pece e le luci in lontananza delle città e dei paesini sulle Alpi che facevano da sfondo al nostro film.
Andammo a dormire abbastanza presto rispetto alle precedenti serate trascorse in quest’avventura in Svizzera. Eravamo stanchi, ancora un po’ bagnati e infreddoliti, ma felici.
So che diventa difficile da credere e non posso parlare per assoluti al posto del mio compagno, ma io lo ero. Ero felice di essere lì con lui, abbracciati sotto una moltitudine di coperte e sacchi a pelo.
La notte passò non senza farsi sentire. Il vento era forte. Soffiava nelle nostre orecchie come un dispettoso bambino. La pioggia era battente e violenta. Dopo un po’ però, mi sembrava di essermi abituata a quel rumore, che ormai quasi pareva cullarmi nell’oscurità della notte sulla cima di quel colle. Inoltre, quando fa freddo, io e il mio compagno abbiamo quest’abitudine di dormire abbracciati e, se per mille motivi a un certo punto ci separiamo, appena ce ne accorgiamo, nel dormiveglia, torniamo a cercarci e unirci in un abbraccio caloroso e accogliente che ci rasserena e tranquillizza anche un po’ forse. Per questo motivo, quella notte, almeno per me, fu davvero rigenerante.
Arrivederci Svizzera
La mattina ci svegliammo presto. Il cielo si era leggermente aperto e si vedeva un paesaggio che definirei da cartolina, ma versione nuvoloso. La partenza era imminente e questo voleva dire che la nostra avventura in Svizzera era ufficialmente conclusa. Ovviamente dovevamo però ancora rientrare in Italia e quindi a casa nostra. Saremmo scesi dalla Francia, dove in verità già ci trovavamo visto che usciti da Ginevra e imboccando quel colle non eravamo più in territorio svizzero, anche se distava da noi una manciata di chilometri.
Ci fermammo a un supermercato, pensando per una volta di poter fare colazione fuori, ma ci sbagliavamo. Non erano attrezzati se non con cose confezionate che, ancora una volta, ci ritrovammo quasi costretti a ingerire per la fame. Dopo, facemmo anche rifornimento all’auto e quindi ripartimmo senza guardarci indietro. Se la Svizzera ci aveva regalato paesaggi meravigliosi, belle giornate di sole interrotte talvolta da qualche breve temporale, in Francia era ben diverso.
Il tempo era davvero grigio e faceva molto freddo per essere piena estate e pieno giorno. Perciò non vedevamo l’ora di tornare a casa. Guidammo per varie ore fino ad arrivare al confine e avere una brutta sorpresa: l’unico modo per rientrare in Italia da lì era prendere il tunnel che costava oltre 50 euro.
E pensare che avevamo scelto di rientrare da lì perché eravamo più vicini a casa nostra e avremmo risparmiato in benzina…
Passammo da Sestriere per tornare a casa e ci fermammo a prendere un caffè. Un caffè che, finalmente, aveva un costo molto più accessibile per noi, nonostante Sestriere sia molto turistico come comune.
Facemmo una breve passeggiata per sgranchirci le gambe almeno un po’, poi ripartimmo. Mel giro di circa due ore eravamo finalmente a casa nostra.
Cosa ho amato di quest’avventura in Svizzera
Tutto!
Ok, dai… Come avrai capito, la parte francese, complice la stanchezza, il freddo, il brutto tempo e la completa ignoranza di dove fossimo e quindi di cosa avessero da offrire quei posti, non mi ha entusiasmato per nulla.
Detto ciò, la Svizzera è stata un sogno per me.
Ho dormito poco e in auto per risparmiare? Si.
Ho mangiato parecchio super calorico e poco salutare, chiedendomi per quanto ancora potessi assumerlo senza ripercussioni? Si.
Ho avuto momenti di insicurezza per mille motivi? Vero.
Però la Svizzera è così bella, così meravigliosa per me che rifarei assolutamente tutto da capo. Amo la montagna, la natura, il viaggiare, specialmente lentamente, con un mezzo come la nostra Mery-van.
È stata un’esperienza unica, che sognavo di fare da tantissimo tempo. In più ero con la persona che amo e non credo ci sia qualcosa di più bello per me che viaggiare con lui e fare esperienze di vita come questa, insieme. Forse solo se riuscissi a portare anche i miei amati gatti insieme a noi XD
Così si conclude la quinta e ultima parte della nostra avventura in Svizzera, ma non è finita qui! Se vuoi scoprire meglio come abbiamo camperizzato l’auto e quanto abbiamo speso per questo folle viaggio, puoi iscriverti alla newsletter e seguirmi sui social, a presto =)

