Egitto, Mar rosso, Sharm El Sheik. Posto bellissimo oltre ogni immaginazione ma, puntualizzo, super turistico. Per sfuggire alla classica vita da spiaggia prenotai alcune escursioni in diverse zone per vedere la barriera corallina di cui tanto avevo sentito parlare. Era fatta: il giorno dopo sarei partita alla scoperta di chissà quali meraviglie subacquee! C’era solo un piccolo problema, ma piccolo veramente: io ero terrorizzata solo all’idea di mettere la faccia sott’acqua. Si lo so, con maschera e boccaglio si respira nuotando sulla superficie dell’acqua, ma non puoi capire la tragedia che innescò in me questa fobia! Così, per fartela comprendere meglio, ho deciso di raccontartela.
Traumi infantili
Quando ero bambina, avrò avuto si e no 5 anni, ero al mare in Liguria e niente avevo provato a usare sto boccaglio ma nessuno mi aveva spiegato che l’estremità del tubo doveva stare al di fuori dell’acqua. Non molto lontano dalla riva, dove ancora toccavo con i piedi, quindi tutto sommato parecchio vicino visto che ero un metro e un tic tac, ho immerso con tutta la forza che avevo la faccia sott’acqua, rimanendo “a mo’ di struzzo”. Non solo com’era ovvio, il boccaglio entrò interamente in acqua e io non respirai e bevvi molta acqua, ma sbattei anche forte la testa sul fondo!
Tutta intontita cercai di uscire e dirigermi verso la terra ferma, con gli occhi che bruciavano, visto che pure la maschera non ero stata capace a metterla bene… Fui però travolta da un’onda che all’epoca mi era sembrato un evento catastrofico, di enormi fattezze che avrebbe potuto distruggere l’intera spiaggia. Fu così che quello “tsunami” mi scaraventò sulla sabbia. Dopo una tragedia del genere c’era solo una cosa logica da fare: piangere a dirotto urlando “Mammaaaaa”. Aggiungendo che odiavo il mare e che con il cappero che avrei provato ancora a mettere la faccia in quell’acqua bimbicida!
Tornando a noi e alla nostra barriera corallina…
Avevo prenotato una gita in barca per fare snorkeling e me la facevo sotto! Non volevo mettere la faccia in acqua tutto qui. Giustamente però il mio compagno mi fece notare che era una cosa un po’ da stupidi (voleva dire da emeriti idioti ma si trattenne…) andare a fare snorkeling e non voler mettere la faccia sott’acqua. Così con molta, moooltissima pazienza mi prese per mano, mi portò al fondo della passeggiata sul mare e mi gettò come un sacco di patate in acqua. Non cercava certo di uccidermi per poter andare da solo a fare snorkeling senza la sua dolce zavorra da 58 kg naturalmente… Si tuffò anche lui subito dopo.
Confesso comunque che in realtà io so nuotare, o meglio credo di sapere come non morire in acqua anche se, visti i precedenti, insomma… In ogni caso, con tanta pazienza, lui mi insegnò a mettere il viso sott’acqua senza morire tragicamente annegata. Ci mise solo un intero pomeriggio per farmelo apprendere. Quasi vent’anni di vita, a temere una mia possibile dipartita in acqua e, adesso, non era cambiato assolutamente nulla! Però riuscivo a mettere la testa in acqua quindi dai, era quello che volevo. Adesso ero pronta per lo snorkeling e per vedere finalmente la barriera corallina d’Egitto.
Una bella dormita e la mattina prima di partire una bella mangiata da elefanti. Giusto così, per avere sufficienti energie per l’estenuate nuotata che avrei affrontato… Tutti sul pullman, destinazione: barriera corallina, mar Rosso! La prima tappa la raggiungemmo senza l’uso della barca. Questo in qualche modo mi dava coraggio perché sapevo essere in acque piuttosto basse. Misi le pinne, la mascherina e in boccaglio e pian piano, nel tentativo di non cadere, mi immersi. Con un respiro molto affannato, neanche avessi appena finito un’ultramaratona, iniziai a nuotare. Bellissimo sembrava che avessi i coralli a pochi centimetri dal mio corpo! In effetti erano davvero a poca distanza tant’è che dopo neanche 5 minuti di immersione mi lacerai un ginocchio sui coralli rossi.
Bruciaaaaa!
Ma si può? No ma dico il mare ce l’ha con me! Proseguii comunque molto titubante. Il bruciore, a poco a poco, si affievolì. Era in effetti molto bello quello che potevo vedere. C’erano tanti pesciolini di vari colori e anche molte piante marine. Tornammo al bus per dirigerci in un’altra zona. La giornata fu piacevole e riuscii a vedere anche quella che, probabilmente sbagliando, definirei una maxi gigantosferica anguilla elettrica! Mi piacque a tal punto che prenotai anche una gita in barca per vedere di nuovo la barriera corallina, ma più a largo della costa.
Arrivò la giornata prefissata. Salii sulla barca e viaggiai per un po’. Il sole era caldo, nonostante fosse inizio ottobre. Raggiungemmo il punto d’arrivo:
uno, due, tre, bombaaa!
Splash, ci eravamo tuffati in acque splendide. E qui iniziò la vera magia. Avete presente Nemo? Si, Nemo, il pesciolino pagliaccio del cartone animato. Se l’avete visto vi ricorderete senz’altro della scena del profondo blu, più o meno a inizio film, in cui il piccolo pesce con i suoi amici raggiunge la fine del reef e davanti a sé ha un enorme distesa d’oceano profonda e blu, appunto. Bene, con questa piccola premessa vi dico che in quel momento io ero Nemo.
La bellezza della barriera corallina
Alla mia sinistra una scogliera strapiombante piena zeppa di coralli, alghe e mille meravigliose creature colorate, alla mia destra blu, solo e soltanto blu era quello riuscivo a vedere. Una distesa d’acqua immensa, imponente che si estendeva per chissà quale lunghezza. E più guardavo in basso, più vedevo l’acqua diventare quasi nera tant’era profondo. Ammetto che mi sentii piccola e insignificante, oltre ad essere terrorizzata, davanti a tanta vastità.
Nuotai costeggiando la barriera corallina e a un certo punto entrai in una corrente d’acqua calda che mi trasportò per alcuni metri, senza alcuna fatica. Una magia al di là delle mie aspettative. Segui l’onda beello*! I pesci con mia gran sorpresa non erano affatto preoccupati per la nostra presenza e nuotavano felici nella loro casa. Mi sembrava di essere su un altro pianeta! I colori erano così vividi in alcuni punti e creavano uno scenario surrealistico per poi trasformarlo in monocromatico poco più in là. Anche i suoni erano tutti profondi, ma allo stesso tempo pacati e un po’ confusi quando, per esempio, dal boccaglio usciva qualche bolla a me sembrava una melodia così dolce e perfetta nella sua semplicità che non riuscivo a trattenere il sorriso. Fu un’esperienza bellissima che consiglio davvero a tutti coloro che vogliono godere di tali bellezze.
*se non hai capito l’allusione devi assolutamente guardare/riguardare “Alla ricerca di Nemo”!

