Ho deciso di scrivere questo testo per fare il punto della situazione sulla mia paura. Quello che scriverò credo che sarà più a scopo terapeutico che non d’intrattenimento, perciò, se vuoi, skippa a un altro articolo. Oppure, resta qui, e affronta con me la mia paura.
Nella mia vita, come in quella di chiunque penso di poter supporre, ho avuto paura di molte cose: paura di fallire, paura di non piacere, paura di ammalarmi e moltissime altre.
Alcune sono razionali o, forse, nessuna lo è… Diciamo allora che alcune sono più razionali se paragonate ad altre. Questa però, a me sembra davvero follia. So che molte persone ne soffrono e in passato non ne capivo assolutamente la ragione. Non ho sempre avuto questa paura, anzi… Era divertente per me una volta.
Ma andiamo con ordine…
Da bambina mi reputavo molto coraggiosa e fifona allo stesso tempo. Proprio come adesso.
Mio padre mi dava coraggio a fare tutto (non sempre era una cosa positiva comunque…), mia madre invece insediava in me ansia e paura (ma anche questa volta non era sempre una cosa negativa). Possiamo dire che si bilanciavano molto bene, in questo senso almeno. Allo stesso modo mettevano una grande confusione in me. Se da una parte c’era la voglia di far vedere a papà quanto fossi coraggiosa, dall’altra c’era la volontà di stare al sicuro e far vedere a mamma che ero responsabile.
Insomma, un gran casino!
Almeno ora che ci ripenso mi appare così, all’epoca devo dire che non ci facevo molto caso. Ricordo però che tendenzialmente vinceva la volontà di essere cazzuta e far vedere a papà quanto ero coraggiosa. Per questo motivo amavo andare in moto anche a grandi velocità, nuotavo senza esserne esattamente in grado (almeno non bene) in mare aperto già da molto piccola e volevo sempre fare le giostre alte, andare in alto.
Forse è iniziata da qui?
La mia paura quindi, ai miei occhi, è del tutto irrazionale. Non avevo paura da bambina e nessun evento traumatico mi ha indotta ad averne da adulta.
Anche se…
In effetti un evento ci fu, o meglio due. Dove abitavo con i miei c’era un salice piangente bellissimo. Il tronco era possente e si diramava a metà a un certo punto. Direi intorno al metro e ottantacinque circa. Sognavo di sedermi lassù, ma ero piccola e cadevo nel tentativo di arrivarci non avendo appigli e nemmeno la più pallida idea di come fare se non provare a casaccio sperando che la forza di gravità guardasse altrove.
Mio padre così un giorno mi prese in braccio e mi alzò fino a farmi sedere dove tanto sarei voluta arrivare. Nel momento stesso in cui il mio sedere si posò sulla diramazione del salice, mia madre uscì di casa urlando che se non scendevo sarei morta con la testa rotta. Non ricordo se fossero le sue esatte parole, comunque il succo era quello…
Io impanicata scoppio a piangere, inizio a dimenarmi e mio padre prontamente, prima che cadessi per l’agitazione, mi tira giù rimettendomi a terra.
Nonostante ciò, non avevo paura dell’altezza. Almeno fino al secondo episodio, o così mi viene da credere.
Ero a Malta in viaggio con mio padre. Avevo 19 anni e, stanca per la sfacchinata appena fatta, una salita immensa sotto al caldo torrido, mi coricai su un muretto. Ero serena, in pace, finalmente stavo riposando. Se non che prontamente mio padre mi corre in contro, mi strattona per terra e mi chiede urlando:
“Ma sei completamente rincoglionita?”
Io basita.
Cosa avrò mai fatto?
Beh, è venuto fuori che dall’altra parte di quell’innocente muretto, alto circa 80/90 centimetri mi verrebbe da dire, c’era uno strapiombo mostruoso di cui non mi ero minimamente accorta.
Forse da lì è iniziato tutto. Il fatto che per una volta anche lui fosse d’accordo con mia madre (cosa più unica che rara) mi aveva magicamente allarmata. Ma non successe subito. Me ne accorsi solo in seguito quando salire delle banali scale diventò un’impresa epica per me e la mia paura dell’altezza.
Una crisi di panico sulla Tour Eiffel
Non ricordo il momento preciso, ma so che a un certo punto dopo quell’episodio, l’altezza per me era divenuta un problema. Mio padre che urlava in quel modo e mi strattonava si mischiava alle parole di mia madre sul fatto che sarei morta con la testa sfracellata.
Sia chiaro, non do la colpa ai miei genitori per questo. Loro fanno l’ingrato lavoro di fare i genitori con i mezzi che gli sono stati tramandati dai miei nonni e così indietro fino all’alba dei tempi. Mezzi che non possono essere all’avanguardia, pieni di falle e costrutti errati radicati da generazioni intere. È un miracolo che abbiano comunque scelto di essere genitori direi!
Comunque dopo quell’episodio iniziava a essere un problema per me anche salire su un banale balcone di un appartamento posto al secondo piano.
Ricordo che quando andai a Parigi con il mio compagno, andammo sulla Tour Eiffel e per salire al primo piano c’era da percorrere delle scale di ferro. Io dopo pochi gradini ero attaccata come un gatto al cornicione al corrimano, in piena crisi di panico. Vedevo i bambini affianco a me correre su per le scale e fare a gara a chi arrivava prima.
Io stavo morendo dentro con la testa che sbalzava da una parte all’alta su quante cose potevano succedere se saltava via un bullone, il gradino cedeva per non so quale motivo, mettendo male il piede fossi inciampata urtando qualcuno che mi avrebbe dato la spinta che mi avrebbe fatta oltrepassare il parapetto e cadere rovinosamente a terra. Insomma ero in piena paranoia e da qui l’attacco di panico per una cosa assurda. Mi vergognavo moltissimo ma allo stesso tempo ero paralizzata. Finalmente i gradini finiscono e io sto meglio, almeno fino a quando non vedo un pezzo di pavimento trasparente dove assolutamente mi rifiuto di passare ma anche solo di starci vicino.
A ben pensare
Ora che ci penso meglio, forse la mia paura non è tanto quella data dall’altezza, ma quella data dal farmi male. Con male intendo fisicamente, tipo avere incidenti o roba simile. Non è facile da spiegare, ma ho sempre avuto una naturale inclinazione all’autopreservazione rispetto almeno a fattori esterni. Lo preciso perché spesso ho fatto stupidaggini colossali che sono ben lontane dal preservare la mia salute fisica. Erano comunque decisioni mie, dove in qualche modo sentivo di avere il controllo.
Anche oggi, non ho paura di andare sulle montagne russe, almeno non più di una persona normale credo. Ci vado, mi piace, mi sembra che semplicemente sia fatta per quello, che ci siano molti controlli, che quindi sia sicuro ecc. così bypasso le mie paranoie e ci salgo senza problemi.
Invece salire su una scala dove in qualche modo mi rendo conto dell’altezza, per me è un problema.
Non essendo una persona esperta in psicologia e sinceramente faticando io per prima anche solo a capire questa mia fobia e a spiegarla, ho deciso di fare una cosa.
Una cosa semplice: ogni volta che mi va di fare qualcosa, la faccio, a prescindere dalla mia paura.
Non lo dico a cuor leggero. Non è una cosa semplice da fare per me, mi richiede molto impegno e spesso esercizi respiratori per evitare panico. Una persona potrebbe dire semplicemente:
“Beh, non basta evitare posti che ti mettono a disagio in quel modo? Posti che possono farti venire una crisi?”
Si, in effetti basterebbe. C’è solo un problema, vincerebbe la mia paura. E chi mi conosce sa bene che nella mia vita l’ultima parola deve sempre essere la mia.
Lo so, ho un caratteraccio… però in effetti mi sono domandata “Ma vale davvero la pena smettere di fare una cosa che adoravi, solo per paura? Paura che nasce da paranoie assolutamente infondate, almeno dal mio punto di vista, che poi, tra l’altro, è quello che conta in questo caso, no?”
No, non è possibile che la mia paura ce l’abbia vita, posso concedere qualche battaglia dove ne esco sconfitta, ma non la guerra! La vittoria sarà la mia!
E così eccomi qui, a scrivere dopo che ho quasi avuto un attacco di panico in Svizzera sulla Bantiger Tower TV. Ma l’ho conquistata, ci sono salita e scesa e, grazie al respiro, ho anche scampato la crisi!
Una vitaccia, ma per il proprio benessere ne vale la pena, non è vero?

