La mia prima gara OCR non è iniziata con sicurezza o adrenalina da film sportivo. È iniziata con paura. Ero intimorita, poco preparata e con quella sensazione costante di stare entrando in qualcosa più grande di me. Del pre gara ho parlato meglio in questo articolo, perché merita uno spazio a parte, ma posso dire che arrivavo a questa esperienza con parecchi dubbi addosso.
La gara si svolgeva a Cattolica e una delle mie principali preoccupazioni era il caldo. Continuavo a sperare che il cielo si coprisse almeno un po’, perché correre e affrontare ostacoli sotto il sole pieno sarebbe stato davvero pesante per me. Per fortuna sono stata accontentata: la nostra partenza era alle 11:50 e il cielo era coperto da nuvoloni enormi che rendevano la temperatura perfetta. Appena terminata la gara ha iniziato a diluviare in modo assurdo. Tempismo perfetto, quasi irreale.
La gara era a coppie e ho partecipato insieme al mio compagno. La cosa divertente è che, contro ogni previsione, siamo andati d’accordo per tutta la durata del percorso. Considerando tensione, fatica e stanchezza, direi già un ottimo risultato!
Gli ostacoli della gara OCR
Gli ostacoli erano più sostenibili di quanto immaginassi, almeno sulla carta. Dopo circa un chilometro è arrivato uno dei primi esercizi in sospensione: una serie di anelli con configurazione basso-alto-alto-basso. Non ero mai riuscita a completarlo in allenamento, ma visto che ero lì ho deciso comunque di provarci.
È finita male…
Mi sono praticamente lanciata un anello in faccia da sola. Ho preso una botta fortissima al labbro, che si è spaccato immediatamente. Sentivo il sangue in bocca e per un momento ho pensato: “Perfetto, la mia prima gara OCR finirà dopo un chilometro”. Per fortuna non era nulla di serio e ho continuato senza problemi, anche se decisamente meno carica di prima.
Più avanti ho avuto difficoltà anche con un muro alto, diverso rispetto a quello su cui mi alleno abitualmente. E lì ho capito una cosa molto semplice: allenarsi su certi ostacoli non significa automaticamente essere pronti a qualsiasi variante. Cambiano dettagli minuscoli e improvvisamente il corpo perde i riferimenti.
La scena peggiore, però, è stata sulla tirolese. Normalmente è un ostacolo che faccio senza particolari problemi, quindi sono partita abbastanza tranquilla. A metà percorso ho iniziato a oscillare, mi sono girata completamente ritrovandomi sotto al cavo ma ancora agganciata. Ho cercato di continuare lo stesso, ma poco dopo sono caduta direttamente in acqua.
Quella caduta mi ha infastidita più del dovuto, proprio perché era uno degli ostacoli in cui mi sentivo più sicura. Però credo che la prima gara OCR serva anche a questo: a capire che tra allenamento e gara cambia tutto. Cambia la pressione, cambia il contesto, cambia la lucidità mentale.
Correre sulla sabbia è stato devastante
Una delle parti più dure dell’intera gara è stata la corsa sulla sabbia. Guardavo avanti e avevo la sensazione di non avanzare quasi nulla. Ogni passo era assorbito dal terreno. È stata una fatica diversa rispetto agli ostacoli: meno tecnica, più mentale.
Nonostante questo, l’atmosfera con il mio compagno è rimasta leggera per tutta la gara. Ed è probabilmente ciò che me l’ha fatta vivere così bene. Non avevamo aspettative enormi, non cercavamo il risultato perfetto e forse proprio per questo siamo riusciti a divertirci.
Abbiamo concluso il percorso in poco più di un’ora, prendendocela con calma, aiutandoci e vivendo tutto molto più come un’esperienza che come una prestazione. Alla fine ero sporca, con il labbro rotto e completamente soddisfatta.
La parte più difficile della mia prima gara OCR
La parte più complicata della mia prima gara OCR non sono stati gli ostacoli. È stato il contesto umano.
In generale faccio fatica negli ambienti sportivi molto competitivi. Non perché non mi piaccia migliorare o vincere — anzi, sono una persona competitiva — ma perché spesso questi ambienti mi fanno sentire giudicata. E questa sensazione arriva da molto lontano.
Da bambina non ero esattamente la persona scelta per prima nello sport, anzi… Quelle esperienze, anche crescendo, lasciano addosso una certa sensibilità verso il giudizio degli altri. Il giorno prima della nostra gara il mio compagno aveva partecipato a una competizione singola più lunga e osservando l’ambiente mi ero sentita terribilmente fuori posto.
Percepivo un atteggiamento molto altezzoso da parte di alcune persone. Quella sensazione del tipo: “Io sono bravo e tu no”. Non so dire quanto fosse reale e quanto invece derivasse dalle mie insicurezze, ma so che mi sono sentita molto a disagio.
Il giorno della nostra gara, invece, l’atmosfera era completamente diversa. Le persone sembravano più tranquille, più genuine, più concentrate sul divertirsi che sul dimostrare qualcosa. E questa differenza, per me, ha cambiato tutto.
Credo che esistano due modi molto diversi di vivere lo sport. C’è chi lo vive solo come performance e chi invece riesce a mantenere anche una dimensione umana, leggera e condivisa. Personalmente sto bene nel secondo tipo di ambiente. Quando sento troppa pressione o troppo ego attorno, invece di migliorare mi chiudo completamente.
Rifarei la mia prima gara OCR?
Assolutamente sì.
Nonostante gli errori, le difficoltà e la poca preparazione, questa esperienza mi è piaciuta moltissimo. Mi ha ricordato quanto sia importante mettersi in gioco anche quando non ci si sente pronti.
So benissimo di avere ancora enormi limiti, soprattutto negli esercizi in sospensione. Al momento mi mancano tecnica, forza e continuità, ma va bene così. Non sento più il bisogno di dover dimostrare qualcosa “tutto e subito”.
La mia prima gara OCR non è stata perfetta, è stata vera. E forse è proprio questo il motivo per cui ne sono uscita così soddisfatta.
Sono felice di averlo fatto. E soprattutto sono felice di aver scoperto che, alla fine, mi sono divertita davvero.

