Vai al contenuto

L’accettazione è la chiave per la serenità ma…

    Essendo all’interno del mondo yoga/meditazione/crescita personale eccetera, sento spesso le persone parlare di accettazione. Sento i maestri descriverla come il miglior regalo che puoi fare a te stessa/o, ma sento anche le persone discuterne e non capire questa affermazione. Per questo motivo mi piacerebbe creare una sorta di ponte che renda questa cosa di più facile comprensione ed arrivabile per tutti.

    Cosa s’intende con accettazione?

    Facciamo prima un passo in dietro.

    Nella lingua italiana il termine accettare vuol dire:

    “Acconsentire a ricevere o ad accogliere come conveniente o inevitabile“

    Questo qualcosa può essere sia negativo che positivo per noi ed è qualcosa al di fuori del nostro controllo.

    Faccio un esempio pratico che mi è successo, così è più semplice da comprendere:

    una sera mentre lavoravo, un cliente ubriaco che, se va bene aveva l’età di mio padre, ha tentato in tutti i modi di avere le mie attenzioni (meglio che non entriamo troppo in merito…). Purtroppo stava iniziando a essere davvero fastidioso e volgare, così in tono risoluto ma comunque educato gli ho semplicemente detto che non era un comportamento adeguato. Lui se l’è presa, ha fatto una scenata ed ha messo il muso. Nonostante fosse palese per tutti il fatto che si fosse comportato male ho ricevuto un sacco di commenti dove mi veniva chiesto se non fossi abituata a certi atteggiamenti.

    Io basita

    Lavoravo in un posto tranquillo, con clienti di un’età dove mi aspetto una certa maturità mentale e che venivano con le mogli. Ma anche se avessi lavorato nella più squallida discoteca perché mai io dovevo essere abituata a certe cose? Non era meglio che i clienti fossero abituati a essere educati anziché molesti e senza cervello?

    Potevo solo fare due cose:

    1. la guerra a tutto il genere maschile di quella generazione = arrabbiarmi, mettermi a litigare perché “è inconcepibile che a oggi ci sia ancora gente così misogina e machista” e cose di questo genere;
    2. praticare l’accettazione, dunque capire che alcune persone hanno una mentalità del genere e arrivano soltanto fino a lì.

    Sembra impossibile accettare una cosa così senza controbattere. Forse, soprattutto per una donna che, come me, lotta per essere trattata come una persona e non come un comune oggetto.

    Ma a cosa avrebbe portato trattenere un evento del genere?

    Soltanto il mio malessere.

    Accettando quello che non potevo cambiare (in questo caso la mentalità di certe persone) e lavorando su ciò che potevo fare io (riflettere, comprendere cosa fosse meglio per me, lasciar andare in modo consapevole) ho potuto superare la cosa senza farmi troppo il sangue amaro.

    Attenzione alla differenza

    Sento molte persone lamentarsi che non possono sempre farsi andare tutto bene.

    “Non è giusto!”

    “Perché dovrei sopportare un affronto del genere?”

    “Non ha senso che io stia qui in silenzio per questo!”

    Nessuno sta dicendo che devi stare in silenzio o che devi farti andare bene tutto, ma c’è una bella differenza tra l’accettazione e la rassegnazione.

    L’accettazione significa che tu prendi coscienza delle cose così come sono e che valuti se puoi fare qualcosa oppure no.

    Se qualcosa può esser fatto, ben venga!

    Ma se la risposta è no invece, accetti la cosa con consapevolezza e passi oltre, perché sai che non puoi fare nulla e starci ancora a rimuginare porterà solo altro dolore a te e soltanto a te.

    La rassegnazione invece significa che tu sai che non può essere fatto nulla a riguardo di una certa cosa, ma ti opponi con tutte le tue forze. Lotti contro l’inevitabile, contro ciò che è assolutamente al di fuori del tuo controllo. Questa strada porta soltanto a sofferenza e frustrazione.

    Riprendendo l’esempio di pocanzi, io non potevo controllare le disgustose lusinghe di quell’uomo. Potevo però declinare le sue avance e accettare che certe persone arrivano solo fino a quel punto e non oltre.

    Tutto molto bello sulla carta ma…

    Ascoltare queste perle di saggezza è sempre bello secondo me, ma come arrivare a metterle in pratica quando vorresti solo dar sfogo alla tua rabbia?

    Eh eh…

    Non è semplice, è inutile che io dica il contrario. Potrebbe parlarti Gandhi in persona e dirti quanto è meravigliosa l’accettazione di sé, degli altri e di ogni cosa. Penso che sicuramente potrebbe affascinarti, ma non ti regalerebbe di certo un pass o una chiave magica per la serenità eterna attraverso l’accettazione.

    L’unico modo che conosco è la pratica.

    Praticare la consapevolezza: quando c’è un evento che ci fa ribollire il sangue, sederci e chiederci perché mi provoca questa reazione? Cosa posso fare per agire e non reagire? Posso fare qualcosa a riguardo? Se sì, cosa? Se no, mi alleno a praticare accettazione e a non dar energia a quel pensiero che mi fa soffrire.

    Ci va mooolto tempo e mooolta pazienza.

    Tuttavia io ritengo che ne valga la pena perché una volta che avremmo imparato non potremmo che stare bene.

    Rispondi