Per molto tempo il progresso è stato raccontato come una corsa continua verso la velocità. Tutto doveva essere più rapido, più efficiente, più digitale. Anche le abitudini quotidiane si sono adattate a questo ritmo, fino a diventare quasi completamente mediate da schermi, servizi e automatismi.
Negli ultimi anni, però, qualcosa ha iniziato a cambiare. In modo quasi silenzioso, soprattutto tra Gen Z e una parte dei Millennials, è emersa una tendenza che sembra andare nella direzione opposta. Si parla sempre più spesso di nonna maxxing, un’espressione informale che descrive il ritorno volontario a uno stile di vita più lento, pratico e domestico, ispirato a quello che viene associato alle nonne italiane di qualche decennio fa.
Non si tratta di imitazione nostalgica né di semplice estetica vintage. È qualcosa di più concreto, che riguarda il modo in cui si scelgono di occupare le proprie giornate.
Un modo diverso di abitare il tempo
Chi abbraccia questa tendenza spesso inizia senza una teoria precisa. Succede per necessità o per intuizione: cucinare invece di ordinare d’asporto, imparare a riparare un oggetto invece di sostituirlo, dedicarsi ad attività manuali che richiedono tempo e attenzione.
Nel nonna maxxing la cucina casalinga torna a occupare uno spazio centrale. Non è solo una questione economica o salutare, ma anche un modo per rallentare e recuperare un rapporto diretto con ciò che si consuma. Allo stesso modo, attività come il cucito, la maglia o l’uncinetto, che per anni sono state percepite come marginali, tornano a essere pratiche quotidiane che riempiono i momenti vuoti senza la necessità di stimoli continui.
Anche il rapporto con la casa cambia. Non è più soltanto uno spazio di passaggio, ma diventa un luogo da costruire e curare nel tempo. Lo stesso vale per l’orto o il giardinaggio, che riportano l’attenzione su cicli più lenti e naturali, completamente diversi da quelli digitali.
Perché proprio ora
La diffusione di questo trend non è casuale. Molti giovani adulti hanno attraversato anni caratterizzati da un’elevata esposizione digitale, da ritmi lavorativi e formativi intensi e da una sensazione costante di frammentazione dell’attenzione.
In questo contesto, il nonna maxxing appare come una forma di riequilibrio. Non viene percepito come un ritorno al passato, ma come una risposta a un presente che spesso risulta sovraccarico.
La lentezza, che per anni è stata vista come inefficienza, viene riconsiderata come una condizione necessaria per ritrovare stabilità mentale. Fare qualcosa con le mani, seguire processi più lunghi e meno automatizzati, diventa un modo per ridurre la sensazione di dispersione.
Nonna maxxing non è un’idealizzazione del passato
C’è però un aspetto importante da chiarire. Il nonna maxxing non coincide con una visione romantica o idealizzata della vita di un tempo. Non tutte le condizioni del passato erano migliori o desiderabili, e questo viene generalmente riconosciuto da chi si avvicina a questo stile di vita.
Piuttosto, si tratta di una selezione consapevole di alcune pratiche che vengono percepite come utili nel presente. L’attenzione si sposta su competenze concrete che permettono una maggiore autonomia nella vita quotidiana, senza dipendere completamente da servizi esterni per ogni piccola necessità.
Cucinare da zero, riparare ciò che si rompe, coltivare parte del proprio cibo o creare oggetti con le proprie mani diventano atti di riduzione della complessità. Non eliminano i problemi, ma li rendono più gestibili.
Le ambivalenze del fenomeno
Come ogni tendenza culturale, anche questa porta con sé alcune contraddizioni. In alcuni casi il rischio è che il nonna maxxing venga ridotto a una forma estetica, fatta di immagini curate e rappresentazioni idealizzate della semplicità domestica.
In altri casi può trasformarsi in una narrazione che ignora le condizioni materiali reali che rendevano quel tipo di vita più obbligato che scelto.
Allo stesso tempo, però, la sua diffusione segnala un bisogno reale: quello di recuperare pratiche che restituiscono un senso di controllo diretto sulla propria quotidianità, in un mondo in cui molte attività sono mediate da sistemi complessi e spesso opachi.
Una dimensione personale
Per alcune persone questo trend non è solo un fenomeno osservato dall’esterno, ma qualcosa che si riflette già nella vita quotidiana.
C’è chi ha già integrato queste pratiche in modo naturale, senza necessariamente collegarle a una tendenza culturale. Il cucito, la maglia, la cucina fatta in casa, la cura di un piccolo orto o la riparazione di oggetti diventano attività abituali che costruiscono una routine diversa.
In questi casi, il valore non sta nell’adesione a un fenomeno, ma nella coerenza con un bisogno personale di concretezza. Fare con le mani, vedere un risultato diretto, seguire un processo dall’inizio alla fine diventa un modo per riequilibrare la frammentazione tipica della vita digitale.
La mia esperienza personale con il nonna maxxing
Io senza volerlo rientro pienamente in questo trend. Amo cucinare fin da quando sono piccola e sono sempre stata molto creativa. Amo fare tutto ciò che posso da me tra cucito, maglia ai ferri, ricamo, candele, saponi e biocosmesi, creazioni con materiali di recupero, persino una parte di casa l’ho fatta da me!
Entrando nell’età adulta il lavoro mi aveva completamente assorbita e di ciò che amavo tanto fare restava poco o nulla… Ora per fortuna ho scelto di tornare a fare ciò che amo e rallentare. Così mi sono data all’orto, alla maglia e appunto alla ristrutturazione di casa!
Avrò meno soldi, almeno per il momento, ma sono molto più felice e soprattutto serena di come fossi prima.
Il nonna maxxing non è una fuga dal presente, ma un tentativo di riorganizzarlo del resto. Non rifiuta la modernità, ma cerca di bilanciarla con pratiche più lente e tangibili.
In questa prospettiva, non si tratta di scegliere tra passato e futuro, ma di costruire un presente in cui tecnologia e manualità possano convivere senza escludersi a vicenda.
La sua diffusione indica soprattutto una cosa: il bisogno crescente di ritrovare forme di esperienza più dirette, meno mediate e più stabili in un contesto sempre più veloce e frammentato.

