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Viaggio disagio: la nostra avventura in MeryVan direzione Slovenia, parte 4

    viaggio disagio

    Ormai era fatta: il nostro viaggio disagio lungo il nord Italia era giunto al termine e ci aveva finalmente condotto alle porte della Slovenia.

    Se hai perso le parti precedenti:

    Viaggio disagio: la nostra avventura in MeryVan direzione Slovenia, parte 1

    Viaggio disagio: la nostra avventura in MeryVan direzione Slovenia, parte 2

    Viaggio disagio: la nostra avventura in MeryVan direzione Slovenia, parte 3

    Un’occasione persa

    Come ho raccontato in precedenza, il nostro piano prevedeva poche tappe prestabilite. Una di queste era a Bovec, nel nord della Slovenia. Se ti stai chiedendo il perché, è molto semplice: volevamo fare canyoning.

    Purtroppo, nonostante la preparazione, il nostro viaggio disagio ci avrebbe portato altrove…

    A Bovec ci siamo arrivati comunque, ma con il fatto che il mio compagno aveva già mal di gola e c’erano altri problemi in vista, non ce la siamo sentita di forzare le cose.

    È buffo perché praticamente era la cosa che ci ha spinto ad andare in Slovenia e alla fine non abbiamo potuto farla. Ma pazienza, è stato bellissimo lo stesso.

    Visto che oramai eravamo in zona ed era pieno di cascate ovunque secondo Maps, abbiamo provato a raggiungerne qualcuna. Alcune non erano ben segnalate e il GPS faceva anche qualche scherzetto… Un po’ demotivati, siamo andati in un piccolo market e abbiamo acquistato del formaggio prodotto localmente, abbiamo fatto colazione al bar affianco e abbiamo cercato di capire dove dirigerci.

    Finalmente capiamo dove andare, saliamo in auto e dopo un po’ di strada e circa 15 minuti di camminata arriviamo alle cascate Boka. C’è un bellissimo punto d’osservazione dove si possono ammirare ed è stato bello arrivarci in poco tempo. Fatto foto, video e alzato in volo il drone, era tempo di proseguire.

    I resti della grande guerra

    Visto il luogo dove ci trovavamo, e da grandi appassionati delle guerre mondiali, non potevamo non andare a vedere qualche cosa in proposito nel nostro viaggio disagio. Ci siamo quindi diretti presso l’outdoor museum Ravelnik, che sostanzialmente è un “museo” all’aperto gratuito. Qui si possono trovare ciò che resta di alcune trincee, strutture di legno che immagino servissero come magazzino forse e altre cose del genere. È in mezzo al bosco, mi verrebbe da dire che “piano piano la natura se lo sta mangiando”, non so se rendo l’idea.

    Siamo poi ripartiti in direzione del Fort Kluže, dove ci siamo fermati per fare pranzo (una pasta proteica cacio, pepe e ceci realizzata con il formaggio locale: super buona!). Abbiamo poi proseguito in una breve passeggiata all’interno del tunnel situato dentro la montagna di fronte al forte, che presumo utilizzassero appunto i soldati durante la prima guerra mondiale. Ci sarebbero state da fare mille escursioni in montagna in questo luogo, ma avevamo poco tempo: volevamo arrivare in capitale prima di sera. Inoltre il tempo era piuttosto ballerino e avevamo anche paura che di lì a breve avremmo nuovamente preso pioggia.

    Viaggio disagio, direzione Lubiana

    A questo punto abbiamo puntato alla capitale della Slovenia, Lubiana. Da ciò che so, è la città più grande del paese e conta circa 300 000 abitanti. Per arrivarci abbiamo scelto di evitare l’autostrada. In Slovenia c’è la vignetta da pagare, come in Svizzera, con la differenza che si può fare anche settimanale o mensile da ciò che ho letto. Ma a noi interessava vedere il posto, quindi abbiamo optato per evitare le autostrade e prendere le stradine secondarie. In fondo la Slovenia è abbastanza piccina e non ci si mette molto a spostarsi anche senza autostrada. Poi ovviamente dipende da caso a caso, questo è quanto ci ha mostrato la nostra esperienza.

    La strada era scorrevole, immersa nel verde, del resto la Slovenia ha moltissima natura. Quindi guidare sulle sue strade è stato molto piacevole per me.

    Siamo arrivati a Lubiana intorno alle 17:00. La prima cosa che ho notato entrando in città erano due ragazze autostoppiste molto giovani che sorreggevano un cartello che indicava che stavano chiedendo un passaggio per Capodistria. Mi ha colpito perché non avevo mai visto due ragazze così giovani fare autostop in una capitale. A ben pensarci, non mi è capitato spesso di vedere una ragazza fare autostop. Invece in Slovenia ne ho viste tante, anche sole, e tutte giovani. Questo mi ha dato l’impressione che la Slovenia sia un posto piuttosto sicuro.

    Passeggiando per Lubiana

    Devo dire che in effetti la città, a parer mio, è molto graziosa. Per essere una capitale, l’ho trovata molto pulita, curata e con diverse cose interessanti. C’era il ponte dei Draghi (lì sono in fissa con queste creature), il triplice ponte, il castello della città, situato su una collinetta, il mercato centrale, la cattedrale di San Nicola e Metelkova, il quartiere della street art di Lubiana.

    Dopo una bella passeggiata per la città, siamo andati a mangiare da Veganika. Anche in questo caso, segnalo questo ristorante perché abbiamo mangiato davvero bene! Abbiamo decisamente esagerato nelle cose ordinate, però il personale è stato gentilissimo e ci ha fatto dei pacchetti a portar via con le cose che non siamo riusciti a finire, così il pranzo del giorno dopo era praticamente fatto!

    Abbiamo ordinato dei cavolfiori panati croccantissimi con una salsa al lime, una ciabatta tostata con affianco una pentola in ghisa con dentro pomodori saltati con altre cose che creavano un ripieno favoloso per il pane, poi delle polpette di soia al sugo con della purea e una focacciona con pomodorini, aglio, olive e basilico. Tutto super buono!

    Viaggio disagio: ora della nanna in città

    Dopo cena siamo andati in una zona più esterna della città, a circa 6 chilometri dal centro, dove si estendeva una pseudo camminata nel bosco per non so quanto. Abbiamo parcheggiato e abbiamo passato la notte lì. I lampioni sono sempre rimasti accesi, il che da un lato è stato un male perché abbiamo dovuto utilizzare i sacchi a pelo e gli indumenti per coprire la luce che passava dei vetri, ma dall’altra era top perché dava molto il senso di sicurezza, almeno a me.

    Se vuoi sapere come continua questo viaggio, puoi cliccare qui. Appena la prossima puntata sarà online, ci sarà l’accesso al link, ti consiglio di non perdertela, perché la parte migliore del viaggio deve ancora arrivare!

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