Da tempo avevo il desiderio di vivere un’esperienza autentica a contatto con la terra, non tanto come semplice ospite, ma entrando davvero nella quotidianità di una realtà agricola. L’occasione è arrivata attraverso WWOOF, di cui parlo meglio in questo articolo dedicato, e ci ha portati nelle colline marchigiane per una settimana di volontariato nella farm che ricorderò con molto affetto.
Siamo partiti a metà maggio, in un periodo perfetto per vivere la campagna: giornate lunghe, temperature miti e quella sensazione di natura pienamente viva che in città si percepisce raramente. La farm che ci ha ospitati era gestita da una coppia con cui si è creato fin da subito uno scambio molto spontaneo e piacevole. Anche noi viviamo in un contesto immerso nella natura, anche se più piccolo e montano, quindi ero curiosa soprattutto di confrontarmi con una realtà diversa ma comunque simile e capire come organizzavano gli spazi, il lavoro quotidiano e la gestione della terra.
Vivere nella farm: animali, orto e ritmi lenti
La proprietà era immersa nelle colline e circondata da moltissimo terreno. C’erano orti, ulivi, qualche albero da frutto e un grande campo di lavanda con circa duemila piante. Ovunque si percepiva una vita semplice e piena.
Uno degli aspetti più belli del volontariato nella farm è stato proprio condividere gli spazi con gli animali. C’erano gatti ovunque, tutti incredibilmente socievoli, poi un maialino da compagnia, oche, anatre, faraone, galline, due cavalli, un asinello e un cane. Non era la classica fattoria costruita per il turismo, ma un luogo realmente vissuto, con i suoi equilibri quotidiani e il suo ritmo naturale.
Noi dormivamo in un piccolo glamping immerso tra gli ulivi: una struttura rialzata da terra, in parte di legno e in parte di tela, molto essenziale e accogliente. Poco distante c’erano i bagni compost, completamente a secco, anch’essi immersi nella natura. Un tipo di sistemazione che magari richiede un minimo di adattamento, ma che contribuisce a vivere l’esperienza in modo molto più autentico e che io ho amato.
Il lavoro manuale nella farm
Durante la settimana abbiamo svolto lavori molto diversi tra loro. Il primo giorno abbiamo sistemato dei gradini che portavano all’orto utilizzando esclusivamente materiali di recupero: vecchi mattoni, blocchi di cemento, terra, legni e tondini di ferro. È stato uno di quei lavori pratici che richiedono più osservazione e collaborazione di quanto sembri.
Nei giorni successivi ci siamo occupati del semenzaio, montando una rete per impedire agli animali di entrare pur lasciando lo spazio aperto. Abbiamo poi preparato il terreno completamente a mano, senza mezzi meccanici, un lavoro fisico ma anche molto soddisfacente. Successivamente abbiamo piantato diverse varietà di ortaggi estivi: angurie, zucche, peperoni, melanzane, zucchine, pomodori e basilico.
Parte del tempo è stato dedicato anche alla pulizia del terreno dalle erbacce e alla costruzione di un recinto per anatre, oche e galline. Non sempre eravamo perfettamente organizzati né avevamo esperienza in tutte le mansioni, e questo si è sentito in alcuni momenti. Però credo faccia parte del senso stesso del volontariato nella farm: imparare facendo, adattarsi, osservare chi ne sa più di te e mettersi in gioco anche quando non si è preparati.
La quotidianità semplice che rende speciale l’esperienza
Al di là del lavoro pratico, ciò che mi porterò davvero dietro sono i momenti più semplici. Abbiamo imparato a fare la focaccia con il lievito madre, cucinato con prodotti raccolti direttamente dall’orto e mangiato ingredienti che avevano ancora il sapore vero dei “frutti selvatici” della terra.
Abbiamo raccolto camomilla selvatica, camminato tra le colline, bagnato i piedi al fiume e trascorso una serata nel bosco attorno a un falò con bonghi, semplicemente improvvisando. Un pomeriggio abbiamo visitato un piccolo borgo nei dintorni e mangiato un gelato enorme e buonissimo che, stranamente, è rimasto uno dei ricordi più nitidi del viaggio.
L’ultima sera si è conclusa con una lezione di Yin yoga accompagnata dalle campane tibetane e una cena fuori tutti insieme prima dei saluti finali. Il giorno dopo siamo ripartiti verso casa con quella sensazione strana che lasciano i posti in cui si resta poco ma abbastanza da affezionarsi.
Cosa mi ha lasciato il volontariato nella farm
Questa esperienza di volontariato nella farm mi ha ricordato quanto possa essere prezioso rallentare e tornare a fare cose concrete con le mani. Vivere anche solo per pochi giorni in un contesto agricolo permette di vedere il lavoro dietro a ogni raccolto, comprendere meglio i ritmi naturali e rivalutare gesti che spesso diamo per scontati.
Non è stata un’esperienza perfetta, anche perché diciamocelo: cosa lo è? A tratti è stato stancante, soprattutto per gli sbalzi di temperatura, a tratti disordinata, ma anche piena di scambi sinceri, silenzi belli e momenti semplici che difficilmente dimenticherò.
Se stai pensando di provare un’esperienza di volontariato nella farm, il mio consiglio è di farlo senza aspettarti una vacanza tradizionale. Serve spirito di adattamento, curiosità e voglia di partecipare davvero. Ma proprio per questo può lasciare qualcosa di molto più profondo di un semplice viaggio.

